Il portale dell'informazione

Catanzaro :: Il Movimento Meriodionalista non è un partito.

264

di Giuseppe Maradei

CATANZARO :: 06/07/2017 :: In riferimento all’articolo della giornalista Francesca Lagatta, letto all’indirizzo http://www.francescalagatta.it/meridionalismo-gli-asini-ragliano/, io e un gruppo di amici, accomunati dalla passione per la nostra terra, siamo rimasti turbati da quanto letto, perché ci rendiamo conto che quanto scritto, sicuramente dettato dall’amore per questo merdione d’Italia e dalla rabbia per lo stato in cui è ridotto anche per colpa di chi abita questa terra, rischia di avere l’effetto opposto e da fare da cassa di risonanza a coloro che di mestiere denigrano il Sud Italia.

Leggendo e valutando ciò che è scritto abbiamo deciso di puntualizzare qualche concetto, nel completo rispetto per le opinioni di chi scrive, nell’intento di chiarire aspetti che nell’articolo appaiono fuorvianti. Ciò che scriviamo è frutto di studio appassionato, che abbraccia autori come Aprile, il giudice Gratteri ma anche il filosofo piemontese Diego Fusaro, il giornalista milanese Paolo Mieli, l’ex direttore Eugenio Scalfari e l’ex ministro del tesoro Giulio Tremonti, oltre che enti di ricerca quali il CNR, lo SVIMEZ e testate economiche come il Sole 24 ore. Abbiamo deciso di rispondere puntualmente alle osservazioni dell’articolo (indicate con A) con commenti circostanziati (indicati con B).

Sicuramente quanto detto è riduttivo, ma riteniamo che sia importante per poter chiarire alcune affermazioni che ci sembrano inesatte. Volutamente abbiamo evitato di rispondere a frasi che appaiono volutamente offensive, limitandoci a commentare la sostanza, piuttosto che la forma.

A)    Quanto sono nostalgici e malinconici mentre raccontano del Sud depredato dagli avvoltoi piemontesi, facendo leva su una storia sfavorevole, ma sempre interpretabile. I loro occhi diventano languidi, mentre invitano alla rivolta contro lo Stato mangione. Come sono romantici, mentre si fanno cavalieri di uno Sturm und Drang meridionalista-neoborbonico-missino-democristiano.

B)    Affibbiare al movimento meridionalista, etichette politiche da prima repubblica denota una scarsa conoscenza del fenomeno che è trasversale e abbraccia tutti i credo politici della prima repubblica che oggi non hanno più senso di esistere! Quello era un mondo fatto di ideologie, oggi il mondo è fatto da obbiettivi comuni.

A)    Al loro banchetto possono partecipare tutti, non ci sono distinzioni di razza e di colore. Basta essere nati nella terra dei Briganti. Basta dire… qualcosa di pietoso.

B)    Pietoso è l’atteggiamento di chi in modo pregiudiziale esprime opinioni su un movimento culturale prima che politico. Qua nessuno vuole fare pietismo, ma solo esprimere opinioni che abbiano fondamento storico e non siano dettate da opportunismo mediatico o politico, fatto per accattivarsi le simpatie del potente di turno.

A)    Tarantelle, pasta e fagioli, salame, pane casereccio e vino d’annata. Signori cari, tremate, i meridionalisti son tornati. Tutto vero, sia ben chiaro; la storia l’abbiamo letta, studiata, dimenticata e, poi, ripresa in mano. I nordici ci hanno fatto del male, ci hanno tolto tutto, ci hanno affamato. Nessuno lo mette in dubbio, ma basta con questo piagnisteo, che ha dato vita anche a qualche partito politico, che ha raccolto tra le proprie fila il peggior populismo-catto-fascista.

B)    Che il Nord ci abbia depredato di tutto all’atto dell’Unità di Italia è un fatto che solo recentemente sta emergendo: fino a pochi anni fa tutti trascuravano e mettevano in secondo piano questo aspetto. La storia ufficiale, la storia scritta dai vincitori, ha sempre parlato di uno Stato, il Regno di Sardegna con capitale Torino, che ha salvato il popolo meridionale dal sottosviluppo economico e dalla sopraffazione di un re dispotico e arretrato. Affermare con forza che tutto quanto raccontato dalla storia ufficiale è falso e fuorviante non è piagnisteo, ma porre in evidenza la verità degli accadimenti.  Per quanto riguarda il populismo catto-fascista, non so che conoscenza abbia la giornalista ma conosco tanta gente che proviene dalle file dell’ex partito comunista, ha votato Prodi e D’Alema, ora magari vota il movimento 5 stelle oppure voterà Berlusconi. Il movimento è assolutamente trasversale all’arco costituzionale; non esprimere questo aspetto vuol dire non conoscere i fatti o essere in mala fede.

A)    La mancata emancipazione del Sud non è colpa del Nord, ma è il risultato di un continuo baratto effettuato, in epoche diverse, prima dalla nobiltà, poi dalla borghesia del nostro amato meridione.

B)    Non c’è dubbio che le classi nobiliari e borghesi abbiano “venduto” il nostro meridione, ma questo non giustifica il fatto che la maggioranza del popolo meridionale abbia subito questa situazione e abbia dovuto passare da una condizione in cui riusciva a vivere tranquillamente, a una condizione di così estrema necessità che sia stato costretto a emigrare.

A)    Che i piemontesi non siano stati teneri con noi, lo sappiamo.

B)    Dire che i piemontesi “non siano stati teneri” è uno sminuire l’entità delle devastazioni che hanno compiuto. Sono stati uccisi circa 1 mione di persone grazie alla campagna “contro il brigantaggio” che, in realtà, era una vera e propria guerra civile (oltre 10 anni di occupazione mitare). Migaia di persone sono state deportate, le più sfortunate nella fortezza di Fenestrelle, primo lager d’Europa. Le scuole del Sud per circa 10 anni sono state costrette a non funzionare. Le produzioni industriali sono state trasferite, nel senso fisico della parola, dal Sud al Nord (per esempio le ferriere di Mongiana, gran parte dei cantieri di Castellammare di Stabia), comprese le maestranze. Le produzioni agricole sacrificate per dare slancio alla nuova produzione industriale settentrionale, per lo più finanziata dai soldi statali. Dulcis in fundo la cassa del Regno delle due Sicie depredata e tutto il contenuto trasferito nelle casse del nuovo Regno, in modo da poter pagare i debiti di guerra, tutti i precedenti debiti del Regno di Sardegna e lo sviluppo industriale settentrionale. Tutte queste informazioni sono a nostra conoscenza da pochi anni, per 150 anni ci sono state nascoste.

A) Siamo stati conquistati, ma poi, ci è piaciuto conquistare, seguendo le stesse regole. Lo Stato ha stipulato contratti su contratti con i componenti del nostro anti-stato, ossia, mafie, massoneria deviata, borghesia e democristiani.

B) Lo Stato Italiano  ha iniziato a stipulare contratti con il cosiddetto anti-stato, quando ancora non esisteva e ha continuato a farlo negli anni successivi. Esplicito meglio questo concetto. Fino a prima dell’Unità d’Italia ogni stato preunitario aveva la sua criminalità locale (Manzoni parlava dei “bravi” di don Rodrigo in Lombardia), ma erano bande criminali che non avevano struttura organizzata. I “fratelli” piemontesi per poter facilitare l’annessione del Regno delle Due Sicilie per anni, prima dello sbarco in Sicilia, hanno foraggiato queste bande criminali (i picciotti in sicilia e in calabria e i camorristi in campania), per poi affidare loro la pubblica sicurezza durante la guerra di conquista. Inoltre alcune di queste bande (come rivela Gratteri in Padrini & Padroni) sono state utilizzate dalle élites locali (molte delle quali legati alla massoneria) per costringere la popolazione a votare per loro, contro le liste appoggiate dai fedeli ai Borbone. Quindi è stato il nuovo Stato a favorire la nascita di una struttura criminale organizzata, prima combattuta e osteggiata dal Regno delle due Sicilie. Per quanto riguarda la massoneria deviata, Gratteri ha scritto molto sull’argomento, ed è evidente dai suoi scritti che le deviazioni massoniche sono iniziate grazie alla gestione del potere da parte dello Stato Italiano.

A) Il Sud ha sempre avuto un ruolo in Italia, anzi, è il dominatore incontrastato. Lo sanno bene le mafie, che scorrazzano indisturbate in tutta la penisola.

B) Questa frase sottende un concetto ben preciso, frutto di un’equazione molto semplice Sud=Mafia. Si potrebbe dire allora che Nord=Corruzione, visto quello che è stato scoperto da mani pulite in poi. Ma sono espressioni utili a dimostrare pregiudizi semplicistici e fuorvianti. Il Sud non è mafia, ma la mafia è stata qui fatta germogliare dai governanti nordici e dai traditori meridionali e ora non sta facendo altro che tornare lì dove è stata “inventata”. La struttura criminale va lì dove ci sono i soldi, tanto è vero che il primo posto al mondo in cui si riciclano i soldi delle mafie è Londra (sempre a detta di Gratteri). Il ruolo del Sud è stato sempre quello di mercato di riferimento dei prodotti dell’industria del Nord (creata dopo l’Unità d’Italia a discapito del Sud), di bacino di manodopera a basso costo e cassa di compensazione dei vari traffici più o meno illeciti di tutt’Italia ( e spesso anche di fuori italia – De Magistris ha pagato caro il fatto di essersi avvicinato a questa verità). Lo scorazzare delle mafie in tutta la penisola è responsabilità del Sud? Se gli imprenditori “illuminati” del Nord accettano forniture a prezzi stracciati e smaltimento di rifiuti speciali a prezzi ridicoli, è colpa della popolazione del Sud?  La mafia non è insita nella mentalità meridionale ma è stata ed è imposta al popolo meridionale.

A)    Più che altro, nessuno dei meridionalisti incalliti si è mai concentrato su un aspetto importante: la mentalità del Sud sempre pregna di quell’essere-agito-da-qualcosa, ovvero, da quel bisogno, che ha ognuno di noi, di qualcuno che lo protegga, che lo raccomandi a Dio e agli uomini.

B)    Questa affermazione è la solita vulgata degna del peggior leghismo. Tutta Italia cerca raccomandazioni e protezioni da qualcuno più forte, oserei dire tutto il mondo. E’ ovvio e scontato che li dove esiste una realtà lavorativa e sociale precaria, questo bisogno è più presente. Il “leccaculismo” è parte integrante del modo di essere dell’uomo, non solo del “meridionale”. Se a questo si aggiunge il fatto che il più delle volte l’alternativa alla richiesta di protezione è l’emigrazione, forse si capisce il motivo della maggiore propensione di questa pratica al meridione.

A)    Il meridionale è un non-esser-ci, decapitato e castrato, che si affida all’amico, al parente, al compare e al politico; e chi non accetta il gioco è costretto a fare le valige. Il meridionale non ha mai fiducia in se stesso, e quando ne ha, prova a fottere il sistema, perché fottendo si vendica.

B)    Questo fatto della mancanza di fiducia è davvero allucinante. La mancanza di fiducia non è in se stessi ma nello Stato che non fa il suo dovere, lo Stato che ha sub-appaltato le sue prerogative per 150 anni ad associazioni semi-segrete (mafie) e ha costruito un meccanismo economico tale da stritolare le popolazioni meridionali.

A)    Il familismo amorale, locuzione che può essere tradotta con strenua difesa del proprio orticello e di coloro che lo zappano, certamente non è di foggia nordista.

B)    Il familismo amorale è l’adeguamento di quello che altrove è la setta alla realtà in cui l’unica fiducia può essere riposta nella famiglia. Altrove ci sono circoli più o meno segreti, al meridione c’è la famiglia. Cambiano agli attori ma non la sostanza. Questo non è una giustificazione ad un comportamento negativo, ma non si può affermare che questo sia uno dei motivi dell’arretratezza meridionale.

A)    Questa filosofia politica, nella quale tutti hanno sguazzato e continuano a sguazzare, è retaggio del primo tentativo di meridionalismo post-bellico, intentato dal movimento de L’uomo qualunque, che fece del qualunquismo una dote di cui andare fieri. E questo ritorno al qualunquismo, che oggi usa la storia per fare politica, è becero come quello di allora.

B)    Accostare le battaglie meridionaliste al qualunquismo è un’operazione culturale falsa.

A)    Meridionalisti, il mondo è cambiato… per fortuna. Basta cacciare fuori dossier e studi con i quali si certificano le dimenticanze di Roma nei confronti del meridione. Il male è qui, tra noi e va estirpato, perché ciò che ha bloccato il Sud è proprio il piagnisteo.

B)    Infatti il mondo è cambiato, per fortuna, ormai è evidente che per 150 anni lo Stato Italiano  ha trattato una parte del suo territorio come colonia, affidando la gestione del territorio alle mafie, costruendo politiche di sussistenza scientificamente portate avanti per favorire il mantenimento di un’area depressa ad uso e consumo dell’industria nordica e delle élites meridionali. Il Sud non è mai stato assistito. Fino all’unità, le imprese meridionali scorazzavano per il mondo, erano in grado di innovarsi e riuscire a intercettare tutte le novità che provenivano dall’estero oltre che produrre innovazione. Basti pensare a tutti i successi di quell’epoca (dalla ferrovia Napoli-Portici, al ponte strallato sul Garigliano, dalla ghisa e l’acciaio di Mongiana alla materia prima per i profumi prodotti a Parigi). Basti pensare ai successi che hanno tutti i meridionali che emigrano e che creano impresa e producono ricchezza nei posti in cui vivono. Quello che ha bloccato il Sud sono le politiche fatte per decenni, le scelte strategiche dei governi attuate dalle mafie e la mentalità di chi dice che è colpa nostra e basta.  Per fare un esempio di quello che qui si afferma, basti pensare che solo negli ultimi 15 anni il 98% degli investimenti pubblici statali in infrastrutture è andato al centro-nord, che qui al sud non è contemplato il tempo pieno a scuola e questo è un limite fortissimo oltre ad essere un danno per i tanti insegnanti che devono emigrare (se ci fosse il tempo pieno la gran parte rimarrebbero qui).  La nostra vera colpa è quella di non aver capito prima queste cose e di pensare di essere geneticamente inferiori; quando ci libereremo da questo retaggio culturale, chiaramente emergente dalle parole dell’articolo della giornalista, potrà iniziare la vera rinascita, perché non accetteremo che le cose ci siano date per pietà ma che siano nostri precisi diritti, accanto ai doveri. Per esempio per decenni c’è stata la famigerata cassa per il mezzogiorno, madre di tutti i mali d’italia, dove si spacciava per intervento straordinario ciò che uno Stato è tenuto a fare, ovvero strade, acquedotti, opere di bonifica, fognature, etc. . Per la cronaca, lo stato ha speso per la cassa per il mezzogiorno 1.5% del PIL…questo è l’intervento straordinario per il mezzogiorno, numeri irrisori rispetto all’intervento ordinario fatto nel centro nord.

A) Senza dimenticare il fottere vendicativo.

B) Il fottere è purtroppo una caratteristica di tutta italia e di tutto il mondo. Basti pensare che nel 1600 Hobbes applicava alla società Britannica il detto di Plauto “homo homini lupus”. A questo si aggiunga che negli ultimi due anni per “salvare” le floride banche del Nord lo stato italiano ha dovuto produrre un incremento di debito pubblico pari a 35 miliardi di euro. Giusto per capire, chi ha prodotto i principali buchi nelle banche del Nord?

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: