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Diamante (Cs) :: Il parco marino della Riviera dei Cedri unica risorsa per lavoro e ambiente.

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DIAMANTE :: Il porto a Diamante è finalmente morto, la classe politica è trasversalmente a lutto per un progetto che era cadavere già dalla sua nascita. Ora pensiamo ad altro . Qualcuno vuole rilanciare già un nuovo porto, qualcun altro pensa di recuperare con le armi della politica ciò che è stato bocciato da un folto gruppo di tecnici che è la Commissione di valutazione di Impatto ambientale. Ed ora escono i disoccupati di Diamante . Ci fa senz’altro piacere sapere che a Diamante ci siano disoccupati che si organizzano per chiedere opportunità di lavoro, ma hanno bussato alla porta sbagliata.

Bastava leggersi la relazione della Commissione VIA per capire che di posti di lavoro non ne sarebbero usciti neanche in caso di una improbabile approvazione. Difatti così scrivono i commissari del Nucleo VIA a pag.13 : “ nel SIA vengono esaminate anche le potenziali ricadute economiche ed occupazionali sull’area legate alla costruzione del porto. In particolare a pag. 25 si legge “ …ne consegue che attorno ad un porto di transito di questo tipo si creerebbe una occupazione che qualora si fruisse dei benefici previdenziali a favore del lavoro giovanile potrebbe arrivare almeno a 25 addetti”. A riguardo si evidenzia che la previsione economica non è supportata da analisi, né dati di letteratura o case history di strutture portuali esistenti e paragonabili a quella di progetto, da cui poter ottenere un riscontro al livello occupazionale”.   Risulta chiaro quindi quanto da tempo come ambientalisti abbiamo sempre detto e ripetuto in tutte le occasioni di incontro : i porti non portano lavoro se non in misura limitatissima. E per rendersene conto basta vedere quanta occupazione producono i porti di Cetraro o di Belvedere o il tanto decantato di Maratea. Ma oggi che si è liberi dal porto  si può pensare al parco Marino della Riviera dei Cedri. Questo si , vera occasione di lavoro, perché rientrerebbe nella carta nazionale dei parchi marini e terrestri e quindi nei circuiti di un turismo sostenibile e responsabile che vuole e cerca questo tipo di risorsa . Una risorsa che grazie all’assenza del mega porto avrebbe le acque sempre pulite, ricchezza di pesci e soprattutto l’aumento delle Praterie di Posidonia. Il parco marino della Riviera dei cedri darebbe subito impulso alla piccola pesca locale, bloccherebbe lo strascico e porterebbe qui nella nostra zona turismo subacqueo, fotografico, di qualità. Il controllo e la gestione dei parchi marini ovunque in Italia è certezza di sfruttamento delle proprie risorse  in modo eco- sostenibile e sicuro incentivo a nuovi lavori giovanili legati alla pesca, alla visita guidata dei fondali, all’isola di Cirella.

Movimento ambientalista del Tirreno

Dicembre 2006

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