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Diario Spagnolo :: Salamanca (Primo tempo): il viaggio.

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DIARIO SPAGNOLO :: 20/12/2008: In attesa di essere chiamato per imbarcarmi, provo a leggere El Paìs, il quotidiano nazionale, per apprendere nuovi vocaboli e per cercare di essere sempre più spedito nella lettura della lingua spagnola. Ovviamente anche per essere informato di quello che succede in Spagna. Sono all’aeroporto di Alicante, tra un po’ parto per Madrid per poi raggiungere Salamanca. Mi sono informato, dicono che lì faccia freddo, per cui mi sono anche equipaggiato. Sì, ma qui fa caldo anche con un giubbotto un po’ più pesante del solito. Pazienza.

Parto e non trovo difficoltà ad ammirare la bellezza del cielo visto alla sua altezza e a viaggiare letteralmente tra le nuvole, gonfie e grigie o morbide e biancastre. È sempre una grande emozione, è sempre spettacolare cercare di realizzare che si è lassù, in quel posto che da terra osserviamo con la punta del naso all’insù. Madrid è sicuramente più caotica di Alicante, mi lancio nella mischia per prendere la metropolitana, il più presto possibile per arrivare in tempo alla stazione dei bus di Méndez Álvaro. I treni della metro sono pieni, il dondolio mi porta alle varie fermate della città: República Argentina, Avenida De America, De Leon, O’ Donnell e poi il viaggio finisce a Sainz De Baranda. No! Invece sì! C’è un’interruzione e allora tutti giù, un’orda di gente che confluisce verso le uscite per prendere il bus sostitutivo. Me la sono cavata con un taxi che passava da quelle parti, non avrei fatto in tempo. Per farla breve mi ritrovo sull’autobus verso Salamanca e a mano a mano faccio chilometri lungo le campagne che stanno intorno. Distese immense di neve ed erba completamente coperta e tinteggiata di bianco. Attorno il deserto, sembra di aver lasciato il mondo a Madrid per immergerci in una buia, e dire anche inquietante, distesa di buio e neve, percorsa da un’arteria di bitume dove scivolavano le ruote del bus. Qualche volta appariva un cartello che segnalava un pueblo nelle vicinanze, ed eccolo che dopo pochi secondi appariva uno scenario da film dell’orrore, con tre casette con tetti innevati ed anche loro affondate nel tetro della sera. Suggestivo, ma il viaggio va avanti e qualche luce ricorda un po’ di vita. Tra la capitale spagnola e la meta del mio viaggio non c’è nient’altro che vuoto, terra, verde che accoglie il bianco del gelo. Va freddo a quanto pare. La città di Salamanca comincia a vedersi, luci dappertutto, delle guglie si vedono in lontananza e, dietro di loro, una cupola che sfila verso il cielo. Dev’essere la cattedrale. Lo chiedo. Lo è. Chiamo la mia amica che mi aspetta alla stazione, nel frattempo le macchine colorano e movimentano le strade cittadine. Ora i cartelli stradali sono più di uno e la neve non ha più motivo di essere spettacolare. Luce, cielo nuvoloso, rumore. Sono arrivato. L’autobus si ferma, le porte si aprono, scendo a prendere i bagagli. Vedo la mia amica, la abbraccio e ci incamminiamo. Benvenuto a Salamanca. “Stasera si fa un giro” mi dice, “certo” rispondo. Il freddo è pungente, ma neanche lui riesce a togliermi la voglia di visitare questa città. Domani lo farò.

Maurizio Malomo

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