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I timori degli amministratori locali.

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di Francesco Bianco

Oggi 3 giugno in l’Italia è il D-Day “il desiderato ritorno alla normalità”, non sarà più obbligatorio giustificare il proprio spostamento e, di fatto è consentito muoversi tra regioni diverse e per qualsiasi motivo. Non ci sarà più la sorveglianza sanitaria né alcun obbligo della quarantena di 14 giorni per chi arriva da una regione diversa, sono consentiti gli spostamenti all’interno dei confini dell’ area Schengen, dal Regno Unito, San Marino, Andorra, Città del Vaticano e Principato di Monaco, a meno che non si abbia soggiornato in paesi diversi da quelli elencati nei 14 giorni antecedenti all’ingresso in Italia, mentre per il resto delle altre nazioni dal 3 al 15 giugno continueranno ad essere ancora validi gli stessi vincoli applicati fino al 2 giugno. Si ha, quindi, il via libera allo spostamento e alla programmazione della vacanza tanto attesa, anche se bisogna informarsi, prima di partire, sulle norme che regolamentano le limitazioni nelle diverse regioni d’Italia.

Nel nostro Paese il turismo ammonta ad un totale di 146 miliardi di Euro e conta il 13% del PIL che genera una filiera di circa 216 mila esercizi ricettivi. Tuttavia è di notevole importanza che gli Enti Locali mandino un segnale positivo in modo che i turisti iniziano a prenotare le proprie vacanze e che gli operatori del settore abbiano certezza su come indirizzare e programmare l’attività turistica stagionale, oramai ridimensionata su base temporale. Attualmente il trend sulla scelta della vacanza degli italiani, secondo alcuni esperti, e maggiormente caratterizzata da spostamenti all’interno dei confini nazionali infatti circa l 80% delle ricerche riguardano, appunto, vacanze alla scoperta dei sapori e delle bellezza naturalistiche made in Italy.

La diffusione del Covid19 ha spinto i diversi Enti Locali, in base alle proprie esigenze territoriali, a prendere decisioni diverse da quelle dettate dal Governo o dai Consigli Regionale, in materia di ingressi turistici all’interno dei propri confini, difatti la normativa che regola la distanza sociale nei luoghi pubblici, per evitare gli assembramenti, quali spiagge pubbliche e privati o le limitazioni orarie degli esercizi commerciali strettamente correlati all’attività turistica varia da comune a comune. Questa è la fase della programmazione graduale della ripresa economica dopo le restrizione imposte con il lockdown che hanno causato il crollo della produzione su tutto il territorio nazionale, in tutte le aree sarà determinante il ruolo delle Amministrazioni che dovranno capire che bisogna convivere con questa emergenza, cercando di bilanciare con le dovute precauzioni l’aspetto economico con quello sanitario, dato che, è evidente come l’epidemia, abbia impattato maggiormente sul settore dei viaggi, concertando le linee guida con gli operatori dell’offerta turistica. Misure di contenimento, in piena fase 2, ancora restrittive, causa del timore che gli Enti Locali manifestano, comporterebbe una flessione o nel peggiore dei casi un drastica riduzione dell’incoming turistico dovuto dal disagio che le misure di prevenzioni comportano.

Una scarsa e inadeguata informazione nell’era dei social, vista la velocità di diffusione delle notizie, ha impatti mediatici pesanti sull’immagine delle località turistiche perché rischia di ricadere su quei turisti che risiedono in quelle regioni dove il virus ha avuto maggiore proliferazione e, di conseguenza, spinti da preoccupazioni su probabili restrizioni o possibili chiusure in pieno soggiorno, alimenta una maggiore incertezza nella scelta della destinazione della vacanza.

L’assenza di linee guide concrete o proclami avventati o peggio ordinanze che limitino di fatto il flusso vacanziero potrebbero portare ad un incidenza negativa sul tessuto economico-occupazionale dell’intera filiera produttiva connessa al settore, (bar, ristoranti, pizzerie, stabilimenti balneari, negozi ecc..) a maggior ragione in quelle aree, come il nostro territorio, dove il surplus della bilancia economica è prevalentemente di natura turistica. L’eventuale perdita in termini di introiti monetari causati dalla diminuzione del flusso turistico potrebbe avere ripercussioni tali da creare una emergenza socio-economica, generando un blocco del spesa turistica, con una conseguente contrazione dei consumi nei mesi post- stagionali su tutta l’attività produttiva territoriale, allungando, di fatto, l’orizzonte temporale della crisi sino agli inizi della prossima stagione turistica.

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