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Scalea (Cs) :: LA PERIFERIA … condannata da Franco Pacenza !

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SCALEA :: Apprendere oggi, (ieri ) che la terza commissione del consiglio regionale, “Attività sociali, sanitarie, culturali e formative” presieduta dal cons. reg. Pietro Amato, ha dato parere favorevole alla proposta dall’assessore alla sanità Doris Lo Moro, su quattro piattaforme logistiche dell’elisoccorso in Calabria  Crotone – Lamezia terme – LocriCosenza, per quest’ultima postazione la scelta è maturata all’interno della commissione, su proposta di Franco Pacenza (DS) a discapito di Scalea che era la proposta originaria degli esperti e dell’assessore.

La motivazione messa in atto  da Pacenza con alcune osservazione critiche rispetto alla localizzazione dell’aviosuperficie di Scalea,  asserendo che la postazione è decentrata nel territorio , <<  a questo punto ci viene naturale chiedere che significa per l’On. Pacenza zona “decentrata ”, e vero, o non è vero, che le strutture sanitarie più adeguate ed attrezzate si trovano a Cosenza ? e vero o non è vero, che le periferie hanno difficoltà di collegamento con Cosenza? Ad essere ancora più penalizzati quindi sono sempre i cittadini delle aree periferiche come il Tirreno, il Pollino e la Sibaritide.Ricordiamo all’On. Pacenza che un’istituzione deve sempre cercare di aiutare le zone “decentrate” e non condannarle all’isolamento!Per questo il nostro giornale è fortemente critico con la decisione finale della terza commissione e fa appello al Presidente Agazio Loiero e all’assessore Lo Moro e alla stessa commissione di rivedere tale decisione, nonché di verificare e di riconoscere lo stato della disuguaglianza di trattamento applicata nei confronti dei territori della periferia. Poiché non si è garantito l’uniformità del servizio su tutto il territorio regionale come si aveva prefisso l’assessore. Concludiamo asserendo che la risposta più adeguata ai tanti casi di malasanità che si sono verificati nella nostra regione, e quella, di iniziare una nuova politica sanitaria, proprio dalle zone di periferie, visto che la maggior parte delle ASL sono sprovviste di centri specializzati e di strutture sanitarie adeguate, non pensavamo che erano destinati e condannati ancora una volta all’isolamento ed alla precarietà.

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