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Praia a Mare :: Marlane: operai morti e malati di cancro.

PRAIA A MARE :: 30/09/2009 :: La fabbrica tessile è stata fondata negli anni ’50 dal conte Rivetti a Praia a Mare. Negli anni 60 l’azienda passò al lanificio Maratea. Inizialmente l’azienda era divisa per reparti. Poi diventò un unico ambiente. Chi lavorava su certe macchine a fine giornata riceveva una busta di latte per disintossicarsi, perché alcuni materiali nocivi venivano gettati dagli stessi operai nelle vasche inalando senza precauzioni il fumo nocivo.

Nel 1897 il gruppo tessile venne ceduto alla Marzotto di Valdagno, che ne detiene tuttora la proprietà, ma dieci anni dopo la tintoria venne chiusa, molta gente perse il lavoro e molti operai la stessa vita. Molti ex dipendenti hanno dichiarato  che nell’azienda era presente anche l’amianto, e che inalavano ogni giorno materiali nocivi tanto che soffiandosi il naso il fazzoletto diventava nero e sentivano in gola la sporcizia di fine lavoro. Le indagini sono durate molti anni e hanno dimostrato che la gente è morta per l’inalazione e per il continuo contatto con materiali tossici, sono moltissime le vittime che combattono ancora contro il tumore. Già 40 ex dipendenti sono morti per malattie tumorali, altri non hanno sporto denuncia, altri ancora combattono contro la malattia, come già detto. La procura di Paola ha concluso  dopo anni  le indagini, come ha dichiarato il procuratore Bruno Giordano  ora  aspettano solo di chiudere formalmente le indagini". La Procura di Paola ha infatti sequestrato il terreno circostante l'azienda: sotto, tonnellate di rifiuti industriali. Ma evidentemente va di moda in Calabria, come dimostrano gli ultimi avvenimenti, seppellire rifiuti tossici, provocando ulteriori danni all’ambiente alla salute di altre persone. Quindi oltre ad indagare sulla morte dei dipendenti ora si indaga anche sull'interramento dei rifiuti, sequestrando anche  i terreni circostanti. L’azienda non si dà colpe sull’accaduto, ma dalle indagine emerge la testimonianza di un operaio malato di cancro che avrebbe ricevuto minacce per l’azione legale contro la fabbrica. Un altro gravissimo caso che segna ancora la Calabria , come emerge dal Ministero della Sanità, il danno riguarda anche il mare e la stessa sabbia di fronte la fabbrica, nonostante ci fosse un depuratore non è balenabile . Ma quante persone lo sapevano? I morti non potranno più tornare in vita ma almeno bisogna fare chiarezza sul caso e dare giustizia alle famiglie e alle vittime.

Barbara Di Giorno

barbara.digiorno@calnews.it