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San Nicola Arcella :: Flag: sventola la bandiera sul Tirreno Cosentino.

SAN NICOLA ARCELLA :: 27/06/2019 :: Si scrive FLAG e dall’inglese si dovrebbe tradurre “bandiera” ma è l’acronimo di un più complicato “Fisheries Local Action Group”.

I vecchi gruppi di azioni costiera. L’equivalente dei GAL, i gruppi di azione locale in agricoltura.

Ma la traduzione non è del tutto impropria se si considera il termine “bandiera” anche nell’accezione di “stendardo”, “vessillo”.

La pesca quindi come emblema della regione Calabria, penisola meravigliosa con i suoi ottocento chilometri di costa, e della sua tradizione in tema di attività legate al mare che nel secolo scorso hanno rappresentato sostentamento e attività principale di molti piccoli comuni.

L’azione dei quattro Flag calabresi è proprio un ritorno al passato che si discosta da quel sentimento nostalgico che la letteratura e la musica associano inesorabilmente al mare e vuole diventare un ritorno all’identità regionale, un riappropriarsi di peculiarità, tradizioni e modi di vivere che per lungo tempo – non si dica troppo, per carità! – è stata dimenticata e sacrificata sull’altare di uno sviluppo industriale indigesto alle caratteristiche dei territori e ad una cementificazione ai fini residenziali e turistici non sempre ben equilibrata con la vocazione dei luoghi sfociando in picchi di vero e proprio stupro ambientale.

E non è forse un caso se nella società consortile denominata la Perla del Tirreno manchino alcuni dei paesi della fascia costiera che va da Tortora a Gizzeria.

Secondo quanto ci ha spiegato la direttrice del Flag Annamaria Mele i comuni rimasti fuori da questo organismo mancherebbero all’appello per una errata interpretazione di leggi e regolamenti.

Tra norme e deroghe qualcuno si è distratto perdendo e facendo perdere l’occasione di unirsi a questo soggetto, che nei fatti sta presentando progetti e veicolando fondi europei partendo dalle esigenze dei territori e delle popolazioni, o per meglio dire, di segmenti produttivi divenuti ormai di nicchia.

Un fenomeno che se da una parte ci dice che qualcosa di antico rischia o ha rischiato di perdersi per sempre, dall’altro ne aumenta il valore in termini di patrimonio da salvaguardare, tutelare e divulgare attraverso il recupero e la valorizzazione.

Ecco che nel progetto “Le piazze del mare” presentato ieri a San Nicola Arcella i pescatori si trasformano da figure mitologiche, quasi consegnate ai libri di storia come specie in via di estinzione, a categoria di eccellenza.

Si, perché lavorare in mare richiede delle straordinarie capacità, tra tutte la pazienza e la tenacia oltre a, come ha sottolineato Cosimo Caridi, dirigente del settore pesca della Regione Calabria, capacità di previsioni metereologiche, capacità di valutare quotidianamente il rischio di impresa, capacità economiche per sopravvivere in un mercato dove l’incertezza è il denominatore comune di ogni singolo giorno.

Pescatori che diventano guide, dunque. Guide turistiche per quel turismo esperienziale che valorizza l’accezione positiva del termine “nicchia” da spazio angusto e limitato a segmento selezionato e qualitativamente superiore.

Guide formative per i più giovani, per chi con lo stesso coraggio di quelle generazioni, oggi decide di sfidare, col dovuto rispetto, il mare e cogliere tutte le opportunità legate alle attività che in esso e con esso si possono svolgere.

Magari non saranno i diretti discendenti di quei pescatori delle foto in bianco e nero che oggi vengono sfoggiate nelle case di lusso e negli studi professionali.
Medici, avvocati e professionisti di ogni settore che dalla Calabria si sono affermati altrove, hanno nel loro albero genealogico una discendenza marinara.

Il sacrificio di quei bisnonni, di quei nonni, ha permesso a padri e figli di evolversi in quella scala sociale che la postmodernità ha ridefinito adeguandosi ad una mutazione valoriale che spesso ha tradito le aspettative.

Oggi magari non sarà un filo diretto a legare vecchie e giovani generazioni di pescatori ma quel patrimonio di conoscenze, di esperienze e di trucchi di un mestiere antico e nobile tanto quanto difficile, può tornare a giocare un ruolo fondamentale per il rilancio della Calabria sotto il profilo occupazionale, e di conseguenza economico, passando per quello turistico.

La spirale positiva innescata è partita dal basso e si fonda su un principio basilare che regola i rapporti umani: la fiducia.

Non una fiducia cieca perché nessuno è più disposto ad investire tempo e ascolto a cuor leggero, ma una fiducia costruita tramite un rapporto capovolto dove non si indica più con saccenteria la strada a chi per la strada ci sta dalla mattina alla sera, ma al contrario è chi deve individuare flussi economici a scendere tra le categorie, interrogarle con delicatezza e discrezione, individuarne le esigenze per tradurle poi in progetti che ne rispecchino le aspettative.

Il progetto Le Piazze del Mare vuole rappresentare il punto di arrivo e ripartenza di questo processo.

Ascolto, progettazione e realizzazione di percorsi identitari nei quali rispecchiarsi, intanto per vedersi più belli che non fa mai male, e poi per imparare a percepire il valore del proprio passato e poterlo valorizzare nei racconti, siano essi murales o mosaici nei centri dei borghi storici interessati, o siano nomi da dare a piazze e strade nei pressi dei porti.

E qui arriva un altro tassello su cui il FLAG può incidere anche se relativamente. Una regione con ottocento chilometri di costa deve necessariamente mettere in campo un’azione infrastrutturale che sia funzionale e allo stesso non invasiva.

Non possono esserci porti dove non ci sono pescatori, questo è vero ma vale anche il contrario: se i pescatori sono già una specie in via di estinzione, non è certo negando loro un approdo che si può favorire una discendenza agli operatori del mare.

Questo è il confine tra gli apparati tecnici e quelli politici il cui rapporto è spesso terreno di frizione tra una campagna elettorale e l’altra. Ma non è questo né il luogo né il momento per affrontare questo tema.

Il punto forte della calda giornata di San Nicola Arcella è che si respira la volontà di investire risorse, energie e professionalità in questo progetto.

Gabriella Luciani, presidente del FLAG la Perla del Tirreno, guida con fierezza la squadra che ha accettato la sfida del ritorno all’identità regionale perduta legata alle attività del mare e i numeri iniziano a muoversi.

Sono freddi, nonostante il gran caldo, ma allo stesso tempo scaldano le aspettative del gruppo di lavoro prima e degli attori coinvolti poi.

Più di 5milioni di euro in totale per i quattro FLAG regionali di cui più di un milione e 200mila euro per la Perla del Tirreno con dodici progetti già finanziati per un totale di oltre 500mila euro di contributo pubblico stanziato come esposto dal responsabile della Priorità IV Nicola Cirillo.

Non resta che augurare mare calmo e vento in poppa.

Gaetano Bruno