Operazione antidroga sull’Alto Tirreno cosentino: 27 indagati, 14 arresti.

SCALEA :: 19/05/2026 :: Vasta operazione antimafia dei Carabinieri della Compagnia di Scalea che, nelle prime ore della mattinata odierna, con il supporto dei Comandi dell’Arma territorialmente competenti, dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria e dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Il provvedimento riguarda 14 indagati, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla produzione, detenzione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione consumata e tentata aggravata dal metodo mafioso, oltre che di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti.

L’indagine, convenzionalmente denominata “Baia Bianca”, si è sviluppata attraverso attività tecniche e tradizionali protrattesi per circa 20 mesi e avrebbe consentito di delineare l’esistenza, nella fase delle indagini preliminari, di un’organizzazione criminale attiva a Scalea e nei comuni limitrofi, dedita principalmente allo spaccio di cocaina.

Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo sarebbe stato organizzato secondo una struttura piramidale ben definita. Al vertice vi sarebbero stati due promotori che, tramite un supervisore operativo, avrebbero coordinato una rete composta da corrieri incaricati del trasporto della droga dalla Campania e da numerosi pusher operativi lungo il Tirreno Cosentino e nella Valle del Noce.

Gli investigatori avrebbero inoltre accertato l’esistenza di consolidati canali di approvvigionamento, con acquisti frazionati di stupefacente per limitare eventuali perdite in caso di sequestri, supportati da due basi logistiche individuate nel territorio di Scalea.

Tra gli elementi emersi durante le indagini, particolare rilievo assumerebbe il forte carisma criminale attribuito ai vertici del sodalizio. Una donna ritenuta figura apicale dell’organizzazione sarebbe stata chiamata dagli affiliati con il soprannome di “Rosy Abate”, a sottolinearne il ruolo di riferimento all’interno del gruppo.

Secondo gli inquirenti, il sodalizio avrebbe inoltre garantito forme di “welfare criminale”, sostenendo le spese legali degli affiliati arrestati per mantenere compattezza e silenzio all’interno dell’organizzazione.

Le attività investigative, supportate da intercettazioni e riscontri sul territorio, hanno documentato numerose presunte cessioni di sostanze stupefacenti culminate anche nel sequestro di quantitativi significativi di cocaina e hashish. In uno degli episodi contestati, un corriere in fuga avrebbe tentato di disfarsi di circa 50 grammi di cocaina.

L’indagine avrebbe anche fatto emergere un sistema di recupero crediti attraverso presunte estorsioni e minacce, talvolta aggravate dal metodo mafioso, finalizzate a costringere gli acquirenti a saldare i debiti maturati per l’acquisto della droga.

Di particolare rilievo investigativo, infine, la presunta capacità dei vertici dell’organizzazione di continuare a impartire direttive operative anche dallo stato di detenzione, grazie all’introduzione clandestina di smartphone all’interno della Casa Circondariale di Paola.

Il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. In ossequio al principio di presunzione di innocenza, gli indagati, attualmente detenuti in diversi istituti di pena, sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.