SARACENA :: 21/01/2026 :: Nel 1999, mosso da una profonda passione per la natura e per l’agricoltura, Luigi Viola decide di intraprendere un percorso coraggioso: salvare e valorizzare il Moscato di Saracena, uno dei vini passiti più antichi e affascinanti del panorama enologico italiano. Una scelta nata non solo dall’amore per la propria terra, ma anche dalla consapevolezza che una tradizione secolare rischiava di scomparire.
Saracena, in provincia di Cosenza, sorge su una collina rocciosa che si estende sul versante orientale della valle del fiume Garga, ai piedi dei Monti di Orsomarso, propaggine meridionale del Parco Nazionale del Pollino.
«Io ero proprietario di un vigneto e a casa mia si è sempre prodotto il moscato, come in tutte le famiglie di Saracena – racconta Viola in un’intervista rilasciata a CalNews il 26 maggio 2021 –. Il metodo di produzione veniva tramandato oralmente, ma alla fine degli anni Cinquanta, con l’inizio dell’emigrazione, il paese si è spopolato. A soffrirne di più sono state le campagne e i vigneti, e soprattutto il moscato, che richiede un lavoro molto impegnativo».
Un declino silenzioso che rischiava di cancellare una delle più antiche espressioni enologiche calabresi. «Il nostro vino non veniva commercializzato, se non per un breve periodo nel dopoguerra. Si stava perdendo», ricorda Viola. Da qui la decisione di investire personalmente nel recupero del vitigno, impiantando nuovi vigneti di uva moscato e avviando una produzione strutturata. Nel 2000 arriva la svolta: il Moscato di Saracena inizia ufficialmente il suo percorso commerciale.
«Volevo una conferma – spiega Viola – e per questo lo presentai subito al direttore del Gambero Rosso. Il giudizio fu estremamente positivo: i profumi, i sapori, la persistenza lunghissima lo rendevano un vino davvero particolare». Un entusiasmo condiviso anche dagli esperti della celebre guida, colpiti da un prodotto fino ad allora sconosciuto. Da quel momento inizia un percorso di crescita costante. Forte di quei primi riconoscimenti, Viola porta il suo vino nei migliori ristoranti italiani. Nel 2002 arriva un’altra tappa decisiva: il Moscato di Saracena viene inserito nell’Atlante dei prodotti tipici dei Parchi Nazionali curato da Slow Food.
«Mandai una bottiglia e rimasero sbalorditi – racconta – non conoscevano affatto questo vino». Da lì in poi il successo si consolida rapidamente. Il Moscato di Saracena ottiene importanti riconoscimenti nazionali, fino ad arrivare nel 2009 al prestigioso titolo di miglior vino dolce dell’anno assegnato dal Gambero Rosso. Seguiranno numerosi premi, tra cui i Tre Bicchieri per dieci anni, il riconoscimento come Presidio Slow Food e le menzioni sulle principali guide di settore, dalla Veronelli all’ICE, che lo ha selezionato più volte per l’Oscar del Vino.
Oggi il Moscato di Saracena rappresenta non solo un’eccellenza enologica, ma anche un simbolo di resistenza culturale e identitaria. Un vino prodotto esclusivamente nel comune di Saracena, secondo un procedimento antico che prevede la vinificazione separata delle uve e l’utilizzo di tecniche tradizionali di appassimento. Nel calice si presenta con un colore ambrato dai riflessi dorati, un profumo intenso di miele, fichi secchi e frutta esotica, e un gusto avvolgente, elegante, sostenuto da una piacevole freschezza. Un vino da meditazione che racconta, sorso dopo sorso, la storia di una terra e di chi ha scelto di difenderne l’identità.
Grazie alla visione e alla tenacia di Luigi Viola e di altri produttori, il Moscato di Saracena non è più un patrimonio dimenticato, ma una delle espressioni più alte della viticoltura calabrese, apprezzata oggi in Italia e all’estero come simbolo di qualità, tradizione e autenticità.