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“C’è bisogno di certezze!” di Enrico Esposito

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di Enrico Esposito

Come cittadini avremmo tutti bisogno di certezze in tempi di pandemia. E purtroppo si assiste a un contrapporsi di decreti e ordinanze, che finiscono per rendere ancora più angoscioso questo periodo. Che si tratti di fase uno o di fase due l’Italia s’è vista sballottare da nord a sud in un turbinio di decreti ministeriali, ordinanze delle regioni, interventi dei sindaci e infine interpretazioni degli esecutori istituzionali.

Il disorientamento la fa da padrone e il cittadino comune non sa come comportarsi, a quale disposizione conformarsi, a quale criterio ispirarsi per orientarsi nella giungla delle norme che vengono emanate a getto continuo da ogni parte.  Per di più si diffonde il dubbio che tutto quanto deciso a livello nazionale sia difforme dalla Costituzione, ma non si fa in tempo a prenderne nota che viene diffusa la valutazione di senso contrario, per cui tutto è stato fatto senza violare alcun articolo della nostra Carta costituzionale. In parole semplici il cittadino è e rimane confuso e sbigottito. Che fare? Come posso evitare di essere sanzionato? Necessarie le mascherine, indispensabili i guanti, obbligatorio osservare le distanze di un metro un metro e mezzo o due? Un rompicapo fastidioso. Si può andare al mare o no?

L’aria iodata del mare favorisce o contrasta il virus? Non c’è alcuna certezza nemmeno per quest’ultimo quesito. Esperti a vario titolo di responsabilità non si mostrano sempre concordi e i politici cui spetta comunque prendere le decisioni urgenti e necessarie non sanno a che santo votarsi. Non c’è dubbio che la Costituzione deve essere la stella polare della politica a tutti i livelli. Ma qui sta il punto. Si va diffondendo l’idea che una regione può contrapporsi al governo centrale, e poi che i sindaci hanno responsabilità dirette su una materia, la sanità locale, da cui non possono deflettere. Ma la Costituzione, ad una lettura libera da preconcetti di qualsivoglia natura, quando prevede regioni, province e comuni non li contempla in contrapposizione fra loro, ma nello spirito di una collaborazione volta a garantire un’ordinata convivenza civile. E cioè, è la salute di tutto il paese in questo momento il problema dominante. A questo fine deve essere ispirato l’intervento di tutte le articolazioni dello Stato.

Le regioni che volessero comportarsi come gli stati uniti d’America dovrebbero ricordare che l’Italia è una repubblica parlamentare, non è una repubblica federale composta da Stati con un proprio potere legislativo, così che in uno Stato c’è la pena di morte, in altri no. Allo stesso modo a livello nazionale qualsiasi decisione rilevante per i cittadini non può che passare dal Parlamento. Gli strumenti ci sono, c’è il decreto legge, c’è la legge delega e così via. C’è comunque da evitare che un atto puramente amministrativo possa avere forza di leggi al pari di quelle approvate dal Parlamento. Ma ci si sta avviando su un sentiero che richiede competenze per batterlo; competenze che lo scrivente non ha e di tanto si rammarica, ma una cosa rimane indubitabile: i cittadini reclamano certezze, per meglio conformarsi alle decisione deliberate e contribuire così in maniera pressoché determinante a debellare il virus tuttora in agguato e sempre pronto a colpire.

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