Confermato lo scioglimento del Consiglio comunale di Tropea per infiltrazioni mafiose.

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello presentato, tra gli altri, dall'ex sindaco.

TROPEA :: 02/02/2026 :: È definitiva la conferma dello scioglimento del Consiglio comunale di Tropea per infiltrazioni mafiose. La Terza sezione del Consiglio di Stato ha respinto l’appello presentato dall’ex sindaco, e da altri ex amministratori, consiglieri comunali ed elettori, sancendo la piena legittimità del decreto di scioglimento adottato dal governo. La triade commissariale resterà dunque in carica fino alla fine del mandato. I giudici amministrativi hanno ritenuto infondate tutte le censure sollevate contro la decisione del Tar del Lazio, confermando che il provvedimento di scioglimento risponde a una funzione cautelare e preventiva, finalizzata a interrompere situazioni di condizionamento dell’attività amministrativa da parte della criminalità organizzata. Una funzione che, sottolinea il Consiglio di Stato, non ha natura punitiva e non richiede l’accertamento di responsabilità penali individuali, potendo fondarsi su un insieme di elementi indiziari concreti, univoci e rilevanti. Dall’istruttoria sarebbe emerso un quadro di permeabilità dell’ente comunale alle influenze della ‘ndrangheta, attraverso una rete di legami personali, familiari ed elettorali che coinvolgerebbero amministratori, funzionari e soggetti ritenuti appartenenti o contigui a una cosca storicamente radicata sul territorio di Tropea e collegata a una più ampia struttura criminale operante nel Vibonese. I giudici richiamano irregolarità negli affidamenti di lavori e servizi, spesso in favore di imprese considerate contigue alle cosche, il ricorso reiterato a procedure di somma urgenza, anomalie negli affidamenti nel settore della ristorazione per eventi istituzionali e una gestione inefficace o omissiva dei controlli in materia edilizia. Viene inoltre evidenziata la presenza di situazioni problematiche nella gestione del personale comunale, tra cui il caso del servizio cimiteriale, indicato come emblematico di una più generale disfunzione amministrativa.