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“Generazione perduta” di Enrico Esposito

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di Enrico Esposito

Quasi tutta una generazione è scomparsa. Il covid-19 ha ucciso tantissimi anziani, nati dai primi anni Quaranta in poi. Sono morti da soli in un letto di ospedale, senza poter ricevere l’ultima assistenza dei familiari, senza poter sorridere per l’ultima volta ai nipotini, senza poter essere accompagnati da nessuno nell’ultimo viaggio.

Dopo aver superato nella vita tante traversie, dopo aver conosciuto i morsi della fame, dopo aver lavorato la terra allora devastata dai bombardamenti con pazienza e tenacia, giunti alla soglia degli ottanta anni hanno dovuto cedere alla morsa del virus, sempre in prima linea, con lo stesso coraggio, ma senza più la forza di vincere l’ultima battaglia. Una perdita questa dal valore incalcolabile. Si parla delle perdite economiche, che sono certo ingenti, ma questa della perdita degli anziani è qualcosa che ci priva di un bene ben più prezioso, la memoria. I nipoti non potranno ascoltare dai nonni i racconti della loro vita e saranno portati a vivere senza un corredo essenziale alla loro formazione.

Cesare Scurati sul Corriere della Sera martedì scorso ha scritto un articolo sulla morte degli anziani di profondo significato morale e civile, sottolineando quale grande patrimonio il virus ci ha sottratto. Un patrimonio impossibile da recuperare, quello della memoria. Nelle narrazioni degli anziani abbiamo potuto ricostruire pagine di sofferenze, sacrifici e qualche volta di vittorie, che non si trovano nei libri di storia. Solo il racconto orale dei protagonisti anonimi ma non meno eroici ci è stato d’aiuto per conoscere la storia profonda di chi ci ha preceduto, la storia degli umili, dei subordinati e degli sfruttati.

L’immagine del nonno che racconta al caminetto ai nipotini che l’ascoltano a bocca aperta fra non molto andrà sbiadendo e a mano a mano scomparendo. Un danno gravissimo per l’educazione dei più piccoli. Chi ha insegnato o insegna ancora sa quale importante fonte orale si va perdendo o è già andata perduta.

Nello scrivere queste note, l’autore ricorda con commozione le storie che gli antenati raccontavano con voce armoniosa e suadente: le lotte antifasciste, l’occupazione delle terre incolte, l’emigrazione. Non si trovano nei testi scolastici, se non come il risultato di fredde ricerche storiche fondate scientificamente sulla rilevazione di cause ed effetti. Ma quello che al di là dei dati storiografici si nasconde nelle vicende umane solo la memoria degli anziani poteva custodirlo e consegnarlo alle generazioni future.

La ripresa, se e quando ci sarà, sarà capace di colmare questo vuoto? Sarà uno dei temi più appassionanti e drammatici dei prossimi mesi. Perché il tanto parlare di culto delle radici e delle tradizioni sarà impossibile se i protagonisti di un tempo ormai non sono più fra noi. La falce del virus ha reciso le radici, le nostre radici. E andremo incontro al futuro con qualche arma in meno, ci aggireremo smarriti in un orizzonte senza tempo. Rimarranno soltanto sogni senza memoria.

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