Giorno della Memoria, il figlio di un internato in Calabria: “La memoria deve esserci”.

Nell'ex campo di Ferramonti il ricordo della Shoah e un libro su Markus Babad.

TARSIA :: 27/01/2026 :: “Bisogno aver la memoria e per quanto qualcuno cerchi di cancellarla in maniera violenta, la memoria deve esserci. La storia è memoria, ed è importante ricordare”. A dirlo Mair Babad, figlio di Markus Babad, ingegnere ebreo internato nel campo di concentramento Ferramonti di Tarsia durante la Seconda guerra mondiale. Ferramonti fu il più grande campo di internamento fascista in Italia per ebrei stranieri, apolidi ebrei e “nemici”. Nessuno degli internati fu ucciso o venne deportato direttamente in Germania. Fu liberato dagli inglesi nel settembre 1943 ma molti ex internati rimasero anche negli anni successivi e il campo fu ufficialmente chiuso l’11 dicembre 1945. Oggi, nel Giorno della memoria a Ferramonti è stato presentato il volume Markus Babad, che ricorda la vita dell’ex internato, ed è stato annunciato il lancio della nuova collana I Quaderni del Museo, progetto editoriale che rafforza la dimensione scientifica e divulgativa del Museo di Ferramonti. Il libro nasce come un’opera corale di memoria e restituisce al lettore la figura di Markus Babad, attraverso una ricca raccolta di testimonianze, documenti e materiali d’archivio. Non si tratta di un’autobiografia tradizionale, ma di un racconto plurale che intreccia le voci dei figli, scritti autobiografici, relazioni ufficiali, lettere, attestati e contributi storici. “Nel mondo – ha sostenuto Mair – ci sono altre violenze che si stanno consumando ma la Shoah è una cosa unica, non può essere paragonata ad altri tragici eventi. La Shoah è stata preparata scientificamente, altri eventi forse no. Lo sterminio programmato a livello scientifico così è un unicum”. “Questo – ha detto il sindaco di Tarsia Roberto Ameruso – è luogo di dialogo, è il luogo di incontro e quindi oggi più che mai vogliamo lanciare questo messaggio, è fondamentale essere qui, venire qui per ricordare ma anche per riappropriarsi di quelle che sono le radici valoriali che appartengono alla nostra cultura millenaria di civiltà”.