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“In-sofferenza” di Enrico Esposito

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di Enrico Esposito

La fase due della pandemia ci fa precipitare ancora nella sofferenza, a causa della nostra insofferenza alle norme che in questo momento vengono indicate giorno dopo giorno. Le denunce delle inosservanze e delle violazioni si moltiplicano: già dal 4 maggio si è radicata l’illusione che tutto sia finito o che il peggio appartenga ormai al passato prossimo.

Le esortazioni a non cadere nella trappola del tutti liberi, perché sani e forti a dispetto del virus, cadono nel vuoto. L’insofferenza è tale che già indossare una semplice mascherina diventa un peso insostenibile. A sentire i tanti che non se ne servono, le mascherine provocano sudore, appannamento degli occhiali e altri tormenti al cui confronto le altre patologie vengono ricacciate nel novero dei disturbi facilmente curabili. E allora? La colpa c’è da qualche parte, ma è sempre lontano da chi parla e vicino a chi malauguratamente ci ascolta, perché deve o gli piace. Gli insulti degli haters in quest’altra fase della diffusione del covid-19 vanno crescendo con incredibile velocità e sempre maggior malanimo. Il corredo è ancora e sempre quello della maldicenza e delle offese, con il ricorso alle deviazioni da qualsiasi tentativo di ragionamento pacato.

Se una norma contempla, per esempio, l’organizzazione didattica, spunta fuori chi chiede provocatoriamente perché non si parla di commercio e turismo. Il bersaglio degli strali scoccati in mala fede è sempre mobile, come un tiro al piattello falsato. Eppure ci potrebbe essere un modo come sostenere le aggressioni verbali e renderle più efficaci. Di Arthur Schopenhauer si leggono ancora due godibilissimi libretti, L’arte di ottenere ragione e L’arte d’insultare. Scritti da un filosofo non sono delle istruzioni per l’uso, ma lanciano delle sfide alquanto provocatorie. Leggerle potrebbe conferire almeno un minimo di dignità persino ai più scalmanati detrattori di tutto. Certo si richiede l’umiltà di non presumere di possedere l’esclusiva della verità e di esercitare un’altra difficile arte, quella cioè del dubbio. Forse si chiede troppo, ma il tentativo va fatto.

Su un aspetto si potrebbe raggiungere un’intesa. La nostra pretesa di libertà, che ci rende insofferenti e intolleranti verso tutto ciò che sa di obbligo morale e di dovere civico, è chiamata a verificare se non si crei danno ad altri. Neminem laedere, dicevano i latini, e cioè sei libero di regolarti secondo coscienza nella vita, a patto di non arrecare danno a nessuno. Specie in questa fase due se ci si abbandona all’indifferenza e al capriccio, rischiamo di andare incontro ad una recrudescenza della pandemia, indubbiamente più rovinosa e letale della precedente.

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