Occhiuto: “Il congresso di Forza Italia? Non escludo di candidarmi”.

In un'intervista a Panorama, il presidente della Regione e vicesegretario nazionale parla del partito e dell'eredità di Berlusconi.

CATANZARO :: 07/01/2026 :: “A inizio del 2027 ci sarà il congresso di Forza Italia, se scenderò in campo? Non lo escludo, ma nemmeno lo do per certo. Credo di aver già dimostrato che il coraggio non mi difetta. Manca almeno un anno, comunque”. Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, in un’intervista a Panorama.

“Il problema – aggiunge Occhiuto – non è Tajani. Dovrebbe però circondarsi di persone che lo possano aiutare a rendere Forza Italia più moderna e liberale. Se ci sarà questo rinnovamento, non saranno necessarie disfide. Ora però vorrei parlare di temi, non di congressi”.

Pure Pier Silvio Berlusconi ha balenato l’ipotesi di fare politica. “Mi sembra – dice Occhiuto – che nessuno dei figli abbia questa intenzione. Sanno però che Forza Italia era una delle creature che il padre amava di più. E vorrebbero vederla crescere in sintonia con le sue idee”.

“In Forza Italia – spiega il governatore calabrese – c’è il tentativo, che dovrebbe essere condiviso da tutti, di farla tornare gloriosa. Ha rappresentato una grande novità politica negli ultimi trent’anni. Silvio Berlusconi è stato un grande innovatore. Ma il compito dei discepoli dovrebbe essere quello di interpretare le lezioni del maestro, non di citarlo solamente. Chi ha fatto grandi cose nella vita, non c’è riuscito soltanto per i buoni insegnamenti. Forza Italia ha smarrito la sua carica di modernità”.

“Sarà impossibile – afferma Occhiuto – trovare un altro Berlusconi. Però, dovremmo prenderlo come esempio. Aprì a persone che non avevano mai fatto politica: dagli studiosi agli imprenditori”. Intanto, il partito vivacchia? “Galleggia”. Colpa del leader? “Tajani deve avere la nostra riconoscenza. Ci ha permesso di sopravvivere quando tutto sembrava finito. Ha dimostrato equilibrio e saggezza. Ora, però, bisogna rilanciare. Lui stesso diceva che l’obiettivo era arrivare al venti per cento”. Siete all’otto. “Appunto”. L’impresa non sembra agevole. “Invece, possiamo farcela. Basta ingranare un’altra marcia. Prendiamo la straordinaria e bravissima Meloni. L’ho conosciuta ancora prima di diventare capogruppo alla Camera. Ma nemmeno io, che sono sempre stato un suo grande estimatore, avrei mai pensato che sarebbe diventata il leader più autorevole d’Europa. Ho l’impressione che il centro destra si limiti a osservare Giorgia, mentre dovrebbe pensare a fortificare la coalizione”.

Non siete un valore aggiunto? “Non quanto potremmo esserlo. Ai tempi di Berlusconi, dall’altra parte c’erano Prodi e Gentiloni. Adesso ci sono Schlein e Albanese. Un bel pezzo di riformismo moderato dovrebbe essere intercettato da Forza Italia”. Tajani, difatti, corteggia Calenda. “E fa bene. Ma il vero punto resta la svolta politica”. “Vorrei un partito più aperto. Aria fresca. Nuove energie”.

Sulla giustizia “siamo troppo timidi. Alla mia iniziativa ha mandato un video Stefano Esposito, ex senatore del Pd, vittima della malagiustizia e dell’illusione garantista”. Potrebbe tingere il suo futuro di azzurro? “Perché no?”.