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“Ostruzionismo di maggioranza” di Enrico Esposito

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di Enrico Esposito

“Ostruzionismo della maggioranza” è l’espressione creata da Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione. Subito dopo l’entrata in vigore della Carta costituzionale iniziano a manifestarsi insofferenze e crisi di rigetto, che a Calamandrei non sfuggono.

Specie nella giustizia penale e persino civile le resistenze ai principi fondanti della Costituzione fanno registrare colpevoli ritardi che rallentano l’espandersi della democrazia come sistema di governo del paese, non solo ma anche come supremo criterio di convivenza civile. Ricordiamo che nei primi anni Cinquanta in Sicilia un sottufficiale di polizia arresta Danilo Dolci, infaticabile organizzatore della protesta contadina e non solo, appellandosi al regolamento del 1925! Il militare non ha tutti i torti. Siccome la nostra è una Costituzione programmatica e non prescrittiva, se il Parlamento non approva una legge diversa resta in vigore quella precedente.

E Calamandrei è molto preoccupato per quello che può accadere senza la riforma dei codici di procedura. Una preoccupazione che ritorna tuttora in tempi di pandemia. Prendiamo il concetto di adunata sediziosa, terreno sul quale oggi si confrontano interpretazioni non sempre concordanti. Con le riforme della giustizia nel corso degli anni e nella giurisprudenza molto è stato chiarito, ma margini per interpretazioni, diciamo così, originali permangono. Tanto, in questo come in altri casi, molto spazio si lascia alla discrezionalità dell’operatore, cioè dell’ultimo anello dell’ingranaggio.

E, in previsione di questo, Calamandrei conia l’espressione che fa da titolo a queste note. In buona sostanza che cosa accade? Accade che il Parlamento approva una legge, che rimane però il primo passo di un percorso abbastanza lungo e non di rado accidentato. Perché quella legge per essere attuata necessita di regolamenti correlati, poi di applicazione coerente e così via fino all’ultimo responsabile, cui spetti osservarla e farla osservare. E allora, com’è successo in più di un caso, la legge rischia di essere indebolita e persino snaturata nelle more della sua applicazione.

Un ostruzionismo della maggioranza dei soggetti chiamati ad attuarla, che porta e ritardi e rinvii in un cerchio che si chiude con l’inefficacia e la disapplicabilità, a volte anche al di là delle intenzioni. Ma il sistema burocratico questo fa, e questo non può non fare, per la sua stessa natura, dominata da lentezza e farraginosità. Se poi si aggiunge la discrezionalità dell’ultimo anello della filiera burocratica le cose peggiorano con pesanti disagi per tutti. Oggi ad esempio si può portare il numero sempre crescente di cittadini multati perché senza mascherina antivirus e senza autocertificazione sotto casa propria o a pochi centinaia di metri, in posti solitari, insomma in condizione di non nuocere.

Ma la legge impone mascherine e autocertificazioni e se non ce l’hai dovunque ti trovi sei in difetto.  Due persone che ne salutano una terza nel distanziamento prescritto rischiano di essere colti in adunata sediziosa, che oggi chiamiamo assembramento. E’ facile prevedere che migliaia di ricorsi saranno presentati, con conseguente aumento di lavoro per i giudici di pace e in genere per la magistratura nei prossimi mesi. La colpa sarà addossata al governo e al parlamento, perché così ci ha convinto una pubblicistica approssimativa e irresponsabile: la colpa è della casta e di casta ce n’è solo una, quella dei politici.

Ma forse questi giorni di riflessione forzata potrebbero portarci a considerare che altre caste esistono e fra queste la burocratica, che i continui rinvii di una radicale riforma della pubblica amministrazione rafforzano con poteri nuovi da sommare a quelli di vecchia data.   

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