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“Risvegliamoci, è Pasqua!” di Enrico Esposito

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di Enrico Esposito

La Pasqua arriva di solito insieme alla primavera. E’ tempo di uscire dal lungo inverno e lasciarsi abbracciare dalla luce. Ma l’isolamento in cui siamo costretti almeno quest’anno ce lo vieta. Nello stesso tempo niente ci può impedire di partecipare a questa festa della natura, con l’immaginazione o con l’ascolto di una buona musica. Viene in soccorso ancora Beethoven, questa vola con la nona sinfonia, in re minore. Il coro finale è stato assunto come inno europeo e riascoltarlo oggi a Pasqua e in tempo di crisi dell’Unione europea forse può essere d’aiuto e d’incoraggiamento. L’inno, com’è noto, riprende il titolo di un’ode di Schiller, Alla gioia! Lo stesso Beethoven ha lasciato scritto in una nota: “Suvvia, cantiamo l’ode dell’immortale Schiller”. E così viene ancora oggi ricordato il coro finale della nona sinfonia, Inno alla Gioia.

“Gioia, bella scintilla divina
Figlia degli Elisi
Noi, o celeste
Entriamo ebbri di fuoco nel tuo tempio
Il tuo fascino ricongiunge ciò che il tempo ha diviso
Tutti gli uomini diventano fratelli dove batte la tua ala soave.”

Ma è tempo di gioia, questo? Certo che lo è. “Dalla solitudine e dalla nostalgia è nata la gioia”, scrisse un critico musicale, Max Chop. E non c’è più niente di vero, specie per noi oggi, defatigati da lunghe settimane di solitudine e di nostalgia per le rinunce cui siamo chiamati. Beethoven stesso, costretto alla sordità ad una vita solitaria, reagisce con questa sinfonia da vero uomo.

Non si chiude nella fierezza altera di chi si vede abbandonato da tutti né si lascia andare a volgari piaceri obliteranti, ma alza con gli occhi al cielo e all’Ente supremo che unisce gli uomini in una comunione di ideali proprio nei momenti più dolorosi e tristi concedendo loro il dono dell’amicizia con le sue gioie. Nella sua musica l’inno alla gioia si sublima nell’ideale di fratellanza tra tutti gli uomini. Siamo nel 1824, Napoleone è morto da tre anni e l’Europa, pur divisa in tanti stati sempre disposti a confliggere fra loro, nei suoi ingegni più grandi aspira ad un mondo affratellato, unito e solidale.

Non sono queste le aspirazioni di noi europei del XXI secolo? Quando avremo dimesso l’abito in cui siamo costretti dalla proterva presenza dell’uomo lupo all’altro uomo potremo riprendere a coltivare ideali alternativi. E torna in mente, ascoltando queste note sublimi, che l’uomo può essere un dio per l’altro uomo se prende coscienza di qual è il suo dovere nel mondo, secondo Cecilio Stazio. Qual è?

Ciascuno è chiamato a rispondere a questo drammatico interrogativo. Un altro coro, quello del Flauto Magico di Mozart così cantava: “Oh Iside e Osiride, quale gioia! Lo splendore del sole scaccia la tetra notte…” Beethoven e Mozart, due pilastri della coscienza europea, altro che Mes e Maastricht.

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