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Roma :: Muore la poetessa Alda Merini.

ROMA :: 02/11/2009Una vita ai margini della follia. Una poesia riflessiva, passionale e sentimentale come la sua vita. Nella sua piccola casa sui navigli, a Milano, prendeva vita il suo estro poetico che sarà ricordato con affetto e compassione da quanti conoscevano la sua persona e la sua poetica.

La poetessa ha lasciato l’ultimo respiro all’ospedale San Paolo di Milano domenica 1 novembre nel reparto oncologia che da anni l’ha avuta in cura e che le ha ispirato numerose riflessioni poetiche che si sono tradotte in un tributo scultoreo da parte della struttura ospedaliera, teso a lasciare ai posteri un ritratto della vita travagliata di quest’artista amatissima.

Nonostante i disagi psicologici e fisici che la malattia le ha procurato, gli operatori sanitari conservano il ricordo della sua sensibilità e dei suoi atteggiamenti delicati. Così come pure le tante persone che spesso passavano da casa sua e che, data la sua generosità e la sua vicinanza alle persone comuni, ne uscivano sempre con una parola o una poesia.

Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha concesso l’allestimento della camera ardente nel Palazzo Marino, sede comunale, e la sepoltura al Famedio del Cimitero monumentale, tra i grandi di Milano. Negli anni ha ricevuto molte premiazioni: Milano l’ha premiata con la Medaglia d’Oro di Benemerenza Civica; nel 1996, Dario Fo e altri esponenti della cultura e del giornalismo la proposero per il Nobel per la letteratura dell’Accademia Francese; vinse il Premio Viareggio; nel 1997 le è stato assegnato il Premio Procida-Elsa Morante; nel 1999 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Settore Poesia; nel 2002 il presidente Carlo Azeglio Ciampi la insignì dell'onorificenza di Commendatore al merito della Repubblica Italiana. La sua poesia è considerata opera prima della letteratura italiana onorata dalla laurea magistrale honoris causa in “Teorie della comunicazione e dei linguaggi" ricevuta a Messina.

Le prime liriche le compose a 16 anni, anche se non fu ammessa al liceo Manzoni perché non aveva superato la prova d’italiano, ma aveva un talento naturale che le permise di scrivere tantissimo permettendole di cimentarsi anche nella prosa.

Una donna i cui versi dolcissimi, passionali e commoventi sono stati specchio delle sue riflessioni, della sua immensa cultura, del suo amore per la sua città, che avrebbe lasciato solo per il paradiso, il quartiere e la casa da cui usciva di rado negli ultimi tempi. Una camera da letto invasa dai suoi oggetti quotidiani sparsi ed emblematici di uno stato di esistenza sofferente e turbolente. Pensieri e aforismi scritti ovunque: su una parete, su di un pezzo di carta, su di un tavolo, anche con del rossetto se necessario. Un aspetto trasandato e curato allo stesso tempo: poteva non curarsi dell’abbigliamento ma aveva sempre delle perfette unghie laccate di rosso!

Ha regalato al ventesimo secolo la sua personalità audace e irreverente, la sua poesia ispirata e limpida. Una tale generosità che in un certo modo l’ha prosciugata. All’inizio scriveva da sé le sue poesie, poi col tempo e con i problemi di salute lasciava che fossero le persone che andavano a trovarla a scriverle per lei e così facendo queste si perdevano dissipando il suo talento e il valore che col tempo si era trasformato in problemi economici cui la poetessa dove sottostare.

La sua prima raccolta di poesie risale al 1953 con “La presenza di O
rfeo” ma fu la raccolta ne “la Terra Santa” del 1984 che la rese celebre e che le è valso, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim "Eugenio Montale" per la poesia. Una raccolta che è espressione di una parentesi molto drammatica della sua vita risalente agli anni 70 quando la poetessa è stata internata in un ospedale psichiatrico, dopo la nascita della prima figlia e in cui rimase 20 anni. Una follia che l’ha toccata profondamente e che forse aveva già presagito quando celebrò il giorno della sua nascita, il 21 marzo, con le parole

«Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta».

 

Alessia Cinti

alessia.cinti@calnews.it