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“Se vedi il futuro” di Enrico Esposito

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di Enrico Esposito

Se vedi il futuro, digli di non venire. Così intitola un suo sapido racconto Gian Luca Favetto. Se qui lo si riprende è perché richiamato dall’angoscia dovuta al futuro postpandemico, che ci si augura prossimo. Gli uomini dimenticano, avvisa Francesco Guccini, e non migliorano. Per questo una volta gettate le mascherine, torneremo a mostrare il nostro vero volto.

La speranza è che non accada, ma qualche segno premonitore forse c’è già. In questi ultimi giorni la caccia al cosiddetto nemico invisibile è quanto mai attiva. Siamo ancora nella fase dell’identikit, ma c’è da scommettere che sospetti e presunti indizi presto un’accorta campagna di stampa pilotata li eleverà al rango di prove. Intanto fra gli scienziati va divampando la focosa ipotesi che il covid-19 possa essere stato creato in laboratorio, per provocare squilibri giganteschi nel commercio mondiale e nel relativo consumo. Una sorta di malthusianesimo anima queste che allo stato sembrano solo opinioni.

Non c’è niente di più facile che convincere l’opinione pubblica globale che meno siamo su questa terra meglio stiamo, per godere in pochi delle residue risorse naturali. E non c’è niente di ancora più facile che far credere che il nemico non è tanto il coronavirus, ma chi ne ha favorito il diffondersi su scala planetaria. Dargli un volto e un nome sarà ben presto ritenuto doveroso da parte della politica. Già il presidente USA ne ha dato un non trascurabile esempio. Nella sua ruvidezza il messaggio di Trump è abbastanza chiaro: diamo alla gente qualcuno con cui prendersela e il gioco è fatto. Del resto gli esempi nella storia non mancano.

Hannah Arendt ci racconta infatti che quando Hitler volle incrementare il suo consenso non ha dovuto fare altro che addossare la colpa delle pessime condizioni economiche e sociali ai soliti perniciosissimi ebrei, per usare il linguaggio luterano allora in voga. Oggi lanciare la scintilla dei cinesi che, individuato il virus in laboratorio, l’avrebbero poi aiutato ad andare in giro il mondo può provocare un incendio devastante e indomabile. Se dovesse andare così, il futuro che ci attende non sarà roseo, ma offuscato da tenebre di ignoranza e superstizione.

E gli uomini dimenticheranno quanto di nobile è avvenuto nei giorni della pandemia a livello umanitario. Il riferimento è alla cooperazione sanitaria che si fa sentire anche in Italia: da Cuba alla Cina, passando per altre nazioni, si sono mobilitati scienziati e medici per fronteggiare, al di là delle appartenenze e degli egoismi nazionali, l’espandersi del virus. Veri e propri squadroni della salute e della vita hanno varcati muri, barriere e confini per soccorrere gli infettati. E allora è da qui che bisogna partire, dalla cooperazione internazionale finalmente orientata a salvare vite umane e a creare nuove condizioni di permanenza nel mondo.

Sono questi scienziati che Albert Einstein avrebbe chiamato “servitori della verità”, perché niente più della scienza può denunciare la falsità e l’infondatezza di alcune teorie. C’è da riflettere prima di cedere alla tentazioni di accontentarsi di messaggi illusori e fuorvianti. E questi giorni d’isolamento possono diventare per ciascuno occasione da non perdere per interrogarsi su quanto si possa fare da parte di tutti per superare questa odiosa fase d’incertezza ed evitare che si precipiti nel baratro dei pregiudizi e della false verità.

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