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Shoah: Di Segni, “costretti a rinunciare alla Maratona della Memoria”. (AUDIOVISIVO)

ROMA :: 24/01/2024 :: Le parole della Shoah “usate in modo distorto, ribaltate verso Israele e gli ebrei” preoccupano la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni, a maggior ragione in vista del Giorno della Memoria.

Le ha ascoltate in queste settimane da “rettori, insegnanti, politici, personaggi istituzionali”. E di questo tenore ne ha lette nell’annuncio del corteo organizzato a Roma, proprio per il 27 gennaio, dal Movimento degli studenti palestinesi, che considerano questa ricorrenza “la tomba della verità, della giustizia e della coerenza” e citano la frase di Primo Levi sulla necessità di conoscere l’olocausto “perché ciò che è accaduto può ritornare”, riferendola implicitamente a quanto avviene a Gaza.

“Lasciate Primo Levi alla nostra memoria – replica Di Segni -. Abbiate la dignità di manifestare il vostro pensiero senza offendere la memoria dei sopravvissuti e cercatevi citazioni altrove”. Un appello in linea con i timori manifestati durante la presentazione degli eventi istituzionali patrocinati dalla Presidenza del Consiglio (che ha dato direttive agli uffici pubblici di esporre il tricolore a mezz’asta il 27), al fianco del sottosegretario Alfredo Mantovano, con in prima fila il nuovo coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo, Pasquale Angelosanto. Timori che vanno dal clima in alcuni atenei ai commenti di certi politici sull’accusa di genocidio per cui Israele si sta difendendo alla Corte internazionale di Giustizia. “In che situazione saremmo se al governo ci fosse qualcuno di loro?”, domanda Di Segni, senza fare nomi ma sottolineando che anche dalla Chiesa sono arrivati “appelli che sminuiscono il riconoscimento del 7 ottobre come atto terroristico”. “Non chiediamo di piangere per gli ebrei – aggiunge – ma di essere consapevoli delle responsabilità anche dell’Italia e del fascismo per quello che avvenuto a loro”. Alla sua sinistra, poco dopo, Mantovano risponde a chi gli domanda se consideri il regime di Mussolini il male assoluto o lo distingua dal nazismo: “Non c’è da fare una classifica, ogni totalitarismo merita condanna”.

Fra mostre, concerti e lectio magistralis un po’ in tutta Italia, nel calendario delle iniziative c’è un buco, causato proprio dal clima generale. “Per motivi di sicurezza non abbiamo potuto organizzare la maratona della Memoria – annuncia la presidente di Ucei -. Sono liberi di manifestare coloro che alzano il braccio per il saluto romano e lo squadrismo dei centri sociali, quasi tutelati da una libertà costituzionale. È aberrante che la cittadinanza non possa correre liberamente. È un impegno di coerenza su cui chiediamo attenzione”. Dopo le edizioni degli anni scorsi a Roma, Bologna, Torino, Livorno, Milano, per la corsa di quest’anno si era puntato su due città della Calabria. “Poi – spiega Di Segni – abbiamo capito che era troppo pericoloso, i comuni non volevano rischiare di trovarsi un delirio. Basta vedere cosa è successo a Vicenza…”.

“Noi siamo in grado di garantire la sicurezza di qualsiasi iniziativa pubblica. Poi, rispettiamo la sensibilità dell’Unione delle comunità ebraiche italiane di promuovere e di soprassedere su singole iniziative”, nota Mantovano, sottolineando che “l’odio antiebraico circolava già in taluni ambienti universitari” prima degli attacchi di Hamas e della reazione di Israele. Uno scenario davanti al quale, chiarisce il sottosegretario fedelissimo di Giorgia Meloni, non si può celebrare il Giorno della Memoria “sottovoce, quasi fosse qualcosa di pericoloso o da ridimensionare per evitare problemi”, ma bisogna “come, e più che negli anni passati, tenere vivo il ricordo della Shoah”.