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“Tenere unita l’Italia” di Enrico Esposito

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di Enrico Esposito

Circolano idee malsane nelle regioni italiane. C’è un agitare scomposto di una regione contro l’altra, che trova spazio inevitabilmente nella rete sempre più smagliata dei social.

Proprio mentre sarebbe necessario valorizzare le differenze di reazione alla pandemia, per non perdere il senso dell’unità italiana. Non trova giustificazione in un’analisi corretta di quanto realizzato nelle regioni italiane additare la Lombardia come pecora nera e la Lucania come emblema di virtù, tanto per fare un esempio. Limitandoci per un momento alla Lombardia, la regione più colpita dal coronavirus, non sarà certo il modo come è stato affrontato il problema a far dimenticare che quella regione ha una sanità d’eccellenza a livello europeo. Errori ci sono stati nell’affrontare l’emergenza, ma questo deve indurre a cosniderare che di emergenza appunto si tratta, di qualcosa d’inaspettato e piombato violentemente addosso in una parte d’Italia altamente industrializzata e, perché tale, con i più alti indici d’inquinamento.

Al pari di altre parti del mondo, come Wuan in Cina, dove l’inquinamento è di casa da tempo o negli stessi USA. Gli scienziati stanno studiando per individuare se tra le possibili cause del virus il fattore inquinamento industriale abbia avuto qualche incidenza. Si è all’inizio e appena alla formulazione di timide ipotesi al riguardo, ma certo dovrebbe far riflettere che nelle regioni meno inquinate la diffusione del virus non ha prodotto gli effetti rovinosi registrati altrove. Ma da qui a fare della Lombardi il paradigma negativo ci corre moltissimo.

Si diceva degli errori: in questi giorni si vanno affacciando alcune ipotesi, alquanto fondate, partendo da dati certi. E’ innegabile infatti che la politica della sanità a Milano e dintorni è stata prevalentemente e in qualche caso totalmente ospedalocentrica, a danno della sanità territoriale e ambientale. Così è passata in secondo piano l’assistenza domiciliare, indebolita la cura degli anziani, ridotta l’assistenza ai disabili e via dicendo. Certo l’eccellenza degli ospedali e delle case di cura lombarde ha attirato malati da tutt’Italia, che nelle regioni d’origine non trovavano niente di paragonabile alle prestazioni in terra lombarda.

Le casse della regione Lombardia sono state per anni rimpinzate dai fondi che le regioni meno dotate sono state costrette a conferire per garantire l’assistenza medica ai propri cittadini. Ma, nonostante questi limiti senza dubbio gravi e per tanti versi condannabili, Milano non è New York e ci auguriamo che non lo diventi in seguito, per numero di vittime e di contagiati. Ma intanto andrebbero bandite polemiche inutili e dannose, con le quali si rischia di indebolire ulteriormente l’unità nazionale.

O è proprio questo che si vuole? E cioè, ripartire con un’Italia divisa tra nord e sud più di quanto già non lo sia, senza escludere mire separatiste? Non si vuole nemmeno pensarlo. Sarebbe disastroso per tutti. Non ce lo possiamo permettere.

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