fbpx

Tortora (Cs) :: Un inceneritore che deturperebbe l'immagine del territorio.

TORTORA :: 14/01/2008 :: Gi ambientalisti tornano sulla questione rifiuti rispondendo ai sindaci di Tortora e Praia a Mare Giuseppe Silvestri e Carlo Lo monaco che si sarebbero detti favorevoli ad un impianto inceneritore sul proprio territorio. La prima controindicazione sarebbe un danno di immagine per un territorio che vive di turismo, ma se fosse questo l’unico problema si potrebbe soprassedere in vista della risoluzione di un problema tanto grave come quello dei rifiuti.

A quanto pare, invece, tanti altri sarebbero i danni portati da un impianto di incenerimento dei rifiuti soprattutto sull’incidenza de propagarsi della malattie tumorali. “Il sindaco Silvestri cita Brescia come città modello, senza conoscere i dati che danno cifre spaventose sul propagarsi delle malattie tumorali. Oggi Brescia è considerata la città più inquinata della Lombardia superiore alla stessa Milano. A Brescia è stato costruito l’inceneritore più grande d’Europa che emette ogni anno circa 5 miliardi di metri cubi di aria inquinata  da diossine, PCB, metalli pesanti, sostanze notoriamente cancerogene, nonché da diverse centinaia di tonnellate di altri composti che l’Ue indica come cause di patologie cardiocircolatorie e polmonari, nonché di tumori. Il risultato è che Brescia ha la peggiore qualità dell’aria della Lombardia, con emissioni di ossidi di azoto che dovrebbero preoccupare l’Asl di Brescia se avesse a cuore, come dovrebbe, la salute pubblica”. La posizione degli ambientalisti non si riduce ad un mero allarmismo ma propone le soluzioni alternative e i vantaggi ad essi connessi contrapposti agli svantaggi dell’incenerimento dei rifiuti. In primo luogo la riduzione dei rifiuti, una raccolta porta a porta con tariffa puntuale, il riciclo di quanto differenziato e la trattazione con impianti di bioessicazione per la parte restante e non riciclabile. “La raccolta differenziata può arrivare al 70% dei rifiuti, il 30% rimanente può ridursi al 15-20% dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed impatti ambientali sanitari. Se nel settore dei rifiuti non ci fossero le attuali realtà, per legge, di monopoli privati a totalità di capitale pubblico, ma una reale liberalizzazione del mercato, la concorrenza tra le aziende avverrebbe sulla capacità di recupero e l’incenerimento sarebbe superato”.

Gaetano Bruno