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“Una nuova vita” di Enrico Esposito

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di Enrico Esposito

E’ una costante nella storia civile degli italiani. Nei momenti di grave difficoltà o di crisi dei valori, diceva Borgese, in Italia ritorna il refrain della rinascita. I periodi più fulgidi in Italia si sono avuti con il Rinascimento, con il Risorgimento. Sembra che la via obbligata sia quella, facendo i dovuti scongiuri, di morire per poi riprendersi con una vita nuova. Prima bisogna scoprire le tombe, se si vuole vedere di nuovo all’opera i nostri eroi e i nostri martiri. Una delle più celebri canzoni patriottiche recita proprio questo. Fino ad arrivare alla non dimenticata lezione di Pietro Nenni: rinnovarsi o perire. E’ ovvio che la prima alternativa è di gran lunga preferibile, ma per renderla praticabile ci sono degli obblighi ineludibili. E, a costo di attirarsi le accuse pronte via web di pedanteria e simili, bisogna convincersi che il problema è essenzialmente di natura concettuale.

E’ il momento di rivedere e in un futuro augurabilmente prossimo portare in soffitta radicate convinzioni. Il campo sterminato degli stereotipi o delle idées reçues, dei luoghi comuni insomma, è ancora fertile. Le idee sulla natura sono ancora quelle imposte da un malinteso positivismo, per cui la scienza avrebbe garantito progresso e crescita. E questo si dice senza fare distinzioni tanto da scambiare poi la crescita per lo sviluppo soprattutto industriale. Si dimentica che sviluppo non è altro che la ripetizione in forme diverse e più accentuate dell’esistente.

Per secoli la pretesa di dominare la natura ha causato catastrofi nel mondo. Lo sfruttamento delle risorse naturali ha generato da sempre motivi di conflitti sanguinosi, dimentichi di Francesco Bacone che da tempo ammonisce che l’unico modo di comandare alla natura è quello di ubbidirle. La scienza è da onorare a patto che abbia al centro dei suoi interessi l’uomo e il suo affrancamento dalla barbarie.

Insomma la scienza non può che essere umanistica e nello stesso tempo il rispetto per essa non può tradursi in un’attesa spasmodica di risposte che non sempre la scienza stessa può dare nei modi e nei tempi che le contingenze umane decidono. Rinascere e risorgere richiedono un energico bagno d’umiltà. Niente vi è di onnipotente su questa terra.

E la condizione perché si possa dire con Dante incipit vita nova è che ci si riconcili con la condizione umana, chiamata a vivere in comunità civili regolate da sani principi di libertà e giustizia. Con la consapevolezza che nemmeno così saremo inattaccabili da qualsiasi virus voglia tormentarci come in questi giorni.

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