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“Valori durante la pandemia” di Enrico Esposito

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di Enrico Esposito

In questi mesi di sofferenza sembra che tutto concorra a farci riflettere sui valori fino ad ora ritenuti incrollabili. La pandemia ci fa ritornare ad una questione da sempre dibattuta. I valori veri, quelli in cui ciascuno crede e a cui si affida nelle difficoltà, sono assoluti o relativi? Non è un problema da poco. Basta un niente per far crollare convinzioni radicate nel tempo.

Che cosa si può considerare valore, oggi? E poi i valori condivisi in una comunità sono tali anche in altri contesti? Anche a livello di scienziati e ricercatori il tema è dibattuto senza garanzie di conclusioni condivise. Prova ne sia che si cerca tenacemente di attribuire il Covid-19 a comportamenti di altri. Nessuno, credo, ha dimenticato che è stata affacciata persino l’ipotesi che il virus possa essersi manifestato all’origine in popoli che ci nutrivano di topi. Se ci soffermiamo un attimo su questa affermazione, si entra direttamente in un campo minato.

Quello che a noi occidentali sembra improponibile e censurabile fino alla condanna morale, in altri contesti è considerato un fatto normale, radicato nelle tradizioni e nelle abitudini alimentari di chi ricorre a nutrirsi di specie animali per noi repellenti. Ma prendiamo un altro caso, citato anche da Umberto Eco: alcuni etnologi africani notavano con sorpresa e scandalo che i francesi portavano a passeggio i cani. Un fatto incomprensibile per loro, che in più di un caso o i cani li lasciano liberi o se ne cibano e li servono come piatti nei migliori ristoranti. Allora? Dai due esempi citati sembra che i valori sono tutti relativi.

Un trionfo del relativismo che gli assolutisti negano totalmente. Ma se il relativismo ha la meglio ne consegue che tutti i valori si equivalgono? Ovviamente, no, perché pur ammettendo che ogni popolo crede nei valori formatisi in seno alla propria storia, è innegabile che non tutti sono accettabili. E spuntano quelli che i propri valori considerano non negoziabili. E poi il relativismo impone che abbandoniamo le nostre pretese di superiorità rispetto agli altri. Per lunghi secoli l’europeo è stato considerato lo stile di vita migliore.

Oggi non è più così e molti dubbi si affacciano a proposito. Ma insieme ai dubbi c’è il problema del che fare. Il rispetto delle credenze e delle usanze altrui rischia di far precipitare in crisi i nostri valori. O almeno ci costringe a confrontarli con gli altri. Una soluzione rischiosa, ma non per questo da scartare. Non che noi si debba usare topi e cani come in altre parti del mondo, ma dobbiamo in ogni caso avere rispetto e considerazione per il diverso da noi.

E anche in questo sembra di rivivere la notte hegeliana, in cui tutte le vacche sono nere. Oggi tutti sembrano avere ragione, nessuno ammette la possibilità persino di avere torto, cosa che si registra sia nel lavoro scientifico che nel dibattito politico. Quando tutto sarà finito, cosa resterà di tutto questo? Avremo appreso la lezione i fatti di questi giorni ci impartiscono? O continueremo a credere che solo noi europei e occidentali abbiamo la verità in tasca e tutti gli altri hanno torto?

Alla fine può darsi che la pandemia non ci sarà stata invano, se riusciremo a non dimenticare che, secondo una bell’immagine, nessun uomo è un’isola. A maggior ragione non lo è né un paese né un continente né una civiltà.

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