Vino: Nomisma, “Export italiano in frenata, pesa il calo degli Usa (-12%)”.

ROMA :: 04/03/2026 :: I dati sulle importazioni di vino italiano negli Stati Uniti certificano il trend negativo avviato ad aprile, con una flessione per il 2025 di quasi il 12% a valore e un mercato attestato intorno ai 5,5 miliardi di euro.

L’indebolimento del dollaro e l’applicazione dei dazi hanno inciso in modo significativo, spingendo i produttori a intensificare l’export verso altre destinazioni.

E’ quanto emerge dall’ultima rilevazione di Wine Monitor, l’osservatorio di Nomisma, che fotografa l’andamento delle vendite verso Cina, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito, Svizzera e Brasile.

L’Italia soffre in particolare negli Usa, dove l’export dei rossi Dop toscani e piemontesi perde oltre il 7% a valore. In controtendenza i bianchi siciliani (+12%) e quelli toscani (+39%). Il Prosecco segna +1,3% in volume ma -2% a valore.

Per compensare il calo negli Stati Uniti si rafforzano le strategie di posizionamento su altri mercati, ma senza risultati rilevanti. La Cina conferma il trend negativo, con importazioni complessive in marcata diminuzione e il vino italiano in flessione di oltre il 15% a valore. Anche il Giappone arretra: gli acquisti dall’estero si attestano a 1,5 miliardi, con cali in volume e valore per le etichette italiane, pur a fronte di una quota di mercato stabile al 12,5%.

Andamento a due velocità per la Corea del Sud: i volumi crescono del 5,3%, ma il valore scende del 10%, con i rossi veneti Dop in territorio positivo.

In Europa, il Regno Unito – secondo mercato per l’Italia – registra un calo del 6,3% a valore. La Svizzera tiene sul fronte del valore (+0,7%), ma vede contrarsi i volumi e le importazioni del 6%.

Segnali positivi dal Brasile, dove l’import aumenta sia in volume (+3,5%) sia in valore (+1,9%), trainato dai rossi toscani e dai bianchi veneti, anche alla luce delle prospettive legate all’accordo Ue-Mercosur.

Secondo Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma, la turbolenza del mercato americano ha costretto i produttori a ridurre i margini per assorbire l’impatto dei dazi. Con i mercati tradizionali saturi o in flessione, la nuova frontiera dell’export italiano guarda ora all’Est Europa, in particolare Polonia e Repubblica Ceca, e al Sud-Est asiatico, con Vietnam e Thailandia tra i Paesi più dinamici.