Strage del torrente Raganello: condannati sindaco e guida turistica.

CASTROVILLARI :: 22/05/2026 :: A distanza di otto anni da quella tragedia, è giunto a conclusione il processo principale per l’inondazione nelle Gole del Raganello che provocò la morte di 10 persone. Il Tribunale di Castrovillari ha condannato il sindaco di Civita Alessandro Tocci, a 4 anni ad un mese di reclusione, e la guida turistica Giovanni Vangieri, a 3 anni e 5 mesi. Entrambi erano imputati per omicidio colposo e omissione d’atti d’ufficio. Assolti, invece, i sindaci di San Lorenzo Bellizzi, Francavilla Marittima e Cerchiara di Calabria, rispettivamente Antonio Cersosimo, Franco Bettarini e Antonio Carlomagno, accusati di omissione di atti d’ufficio, e Marco Massaro, di una società turistica. Civita è il comune del Cosentino nel cui territorio scorre l’ultimo tratto del torrente Raganello immerso in profonde gole. Una zona particolarmente attrattiva per il turismo che richiama escursionisti e amanti del rafting. Il 20 agosto del 2018, giorno segnato da un’allerta gialla su tutto il comprensorio, dei violenti temporali a monte, in territori di altri comuni, fecero ingrossare il torrente. Le strette gole fecero acquistare velocità all’acqua che si abbatté come un muro su un gruppo di escursionisti che stavano percorrendo l’ultimo tratto. E fu strage. Persero la vita nove escursionisti e la guida Antonio De Rasis, di 32 anni, che nel 2017 era andato a prestare soccorso agli ospiti dell’albergo a Rigopiano sommerso dalla neve. Adesso, il Tribunale di Castrovillari ha individuato nel sindaco di Civita colui che avrebbe potuto intervenire preventivamente per evitare la tragedia. Una chiave di lettura contestata duramente dallo stesso Tocci. “Da uomo dello Stato – ha detto subito dopo la lettura del dispositivo – mi devo attenere a quello che è la sentenza. Da cittadino, dico che è una sentenza ingiusta, non condivisibile e non irrogabile a un sindaco”. Tocci contesta, in particolare, il mancato confronto durante il dibattimento tra le tesi dei tecnici della Procura e quelli degli imputati sulla prevedibilità o meno dell’evento. Un fattore che potrebbe essere risultato determinante nel far propendere i giudici per la condanna. “‘Un mio ingegnere disse delle parole che mi sono rimaste dentro: ‘Come potevo fermare l’acqua che arrivava da un altro comune, con le mani?’ – ha ricordato oggi il sindaco sintetizzando il suo pensiero -. Ho la coscienza a posto. Non mi vorrei paragonare alla vicenda Tortora, però, per un secondo, mi sento il Tortora dei sindaci italiani, lasciati soli, pieni di responsabilità”.