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Angolo tecnico :: Il mare sporco, gli impianti di depurazione e il loro funzionamento.

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ANGOLO TECNICO :: 21/07/2009 :: L’estate 2009, l’estate della crisi economica, è iniziata nel peggiore dei modi per i comuni dell’Alto Tirreno cosentino: il mare è sporco e il rischio inquinamento sempre più alto; non è un caso se il sostituto procuratore della repubblica di Paola, dott. Facciolla, abbia posto sotto sequestro sei impianti di depurazione. Il legame fra il mare colmo di sporcizia e il mal funzionamento degli impianti di depurazione, infatti, è stretto e scientificamente dimostrabile.

Gli impianti di depurazione in dotazione dei nostri comuni, infatti, funzionano “a digestione aerobica”, una tecnologia collaudata e sicura, che, però, necessita di un’opportuna gestione e di una continua manutenzione. La tipologia di rifiuti liquidi, infatti, provenienti dalle fognature dei paesi rivieraschi è prettamente organica e, quindi, facilmente ed efficacemente smaltibile da questo tipo di impianti. La linea di depurazione tipica è composta, essenzialmente, da 5 fasi: grigliatura iniziale, sedimentazione primaria, digestione aerobica, sedimentazione secondaria (chiarificazione) e, infine, disinfezione. In alcuni casi, in base al tipo di liquame, viene aggiunto il processo di nitrificazione e denitrificazione prima delle disinfezione. Ognuna delle fasi precedentemente elencate è importante per consentire una restituzione all’ambiente dell’acqua utilizzata durante le normali attività umane, libera da ogni forma di alterazione. Proprio per questo motivo è di fondamentale importanza che venga condotta sugli impianti una manutenzione continua, senza risparmiare sui pezzi di ricambio e sui catalizzatori del processo. Per la grigliatura iniziale, in primo luogo, è necessario che le griglie vengano periodicamente ripulite e i residui smaltiti in discarica autorizzata. Il sedimentatore primario, invece, deve essere continuamente monitorato e all’occorrenza spurgato. Un occhio di riguardo va tenuto per il digestore aerobico, il vero cuore dell’impianto: in questa vasca, infatti, avvengono le reazioni biologiche che consentono di abbattere il carico inquinante delle acque di fognatura.  Questa fase, però, necessita di un’efficiente ossigenazione dell’acqua che deve essere accuratamente garantita dai diffusori, i veri anelli deboli del sistema. I diffusori (in gergo “piattelle”) non sono altro che delle piastre forate attraverso cui aria pulita carica di ossigeno viene insufflata nell’acqua inquinata. In questo modo i batteri responsabili dell’abbattimento del carico organico possono svolgere efficacemente il loro ruolo. Se, invece, l’ossigenazione è ridotta per il cattivo funzionamento dei diffusori oppure non si da il necessario tempo ai batteri di svolgere la loro azione, la digestione aerobica si blocca e prevale la degradazione anaerobica, meno efficiente e responsabile dei cattivi odori che infestano l’aria. Questo è il punto più delicato della gestione. L’impianto di depurazione deve essere considerato alla stregua di un atleta che per essere pronto per la gara deve eseguire i controlli e allenarsi per un congruo tempo. Allo stesso modo l’impianto di depurazione per funzionare al meglio quando arrivano i turisti ed è al massimo sforzo, necessita di un opportuno “allenamento” durante le settimane precedenti. Questo allenamento consiste nel favorire la crescita dei batteri responsabili della degradazione della sostanza organica che, all’arrivo dei grossi quantitativi di liquami, devono essere pronti a svolgere efficacemente il loro ruolo. Il motivo del cattivo odore che sentiamo tante volte dur
ante l’estate è dovuto anche alla mancanza di questa preparazione. Questa è una responsabilità completamente in capo ai gestori che non si organizzano per tempo. La giustificazione che spesso si sente dire riguarda la non conoscenza del giorno esatto dell’arrivo del picco di turisti e, quindi, di utilizzo degli impianti. Ma proprio per questo è necessario che si predisponga l’impianto sin dai primi giorni dell’estate e si tengano “pronti e allenati” i batteri affinché possano “mangiare” tutta la sostanza organica portata dai liquami. Una volta terminata l’ossigenazione il liquame deve essere liberato da tutti gli aggregati di batteri che fluttuano nell’acqua grazie ai sedimentatori secondari che la chiarificano, cioè, permettono l’abbattimento della torbidità. Questo trattamento è importante per evitare che si vedano a mare quelle antiestetiche strisce di colore marrone, cariche di materiale organico in putrefazione. L’ultimo trattamento, la disinfezione, è importantissimo quando il liquame trattato venga versato a mare durante il periodo di balneazione (estate) caratterizzato anche dalle alte temperature dell’acqua che favoriscono il progredire delle malattie. Molti agenti patogeni (responsabili di malattie) resistono ai trattamenti depurativi e per essere del tutto debellati è necessario che l’acqua depurata venga ulteriormente trattata con cloro o ozono o raggi U.V.. Un buon trattamento di disinfezione evita che l’estate dei bagnanti venga ricordata per le dermatiti o, peggio ancora, per le gravi malattie contratte facendo un bagno!. La gestione di un impianto di depurazione, quindi, non è una cosa semplice, ma da chi ottiene appalti per centinaia di migliaia di euro ci si attende la professionalità e la competenza tecnico-scientifica per evitare che accadano fatti negativi che non fanno altro che affossare ancora di più la nostra disastrata economia. La nostra riviera dei cedri ha una grande fortuna: è assolutamente immune dagli inquinamenti chimici o ancora più tossici che presentano problematiche più complesse per la bonifica. L’unica forma di inquinamento è data dai liquami, che per la loro natura biodegradabile, in pochi giorni si scompaiono. Per far tornare il nostro mare limpido e appetibile ai bagnanti basterebbero poche risorse ma spese bene, la buona fede dei gestori degli impianti di depurazione e il ferreo controllo da parte degli amministratori comunali, provinciali e regionali, che provvedano, anche, alla pulizia dei fondali marini e dei letti dei nostri torrenti. I meno di un anno il nostro mare tornerebbe di nuovo quella splendida distesa azzurra che tanti in Italia e nel mondo ci invidiavano e che ora rimpiangono con noi.

 

Giuseppe Maradei

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