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Giornalisti contro “querele temerarie”, sono bavaglio stampa.

Presa di posizione Ordine, sindacato e testate della Calabria.

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CATANZARO :: 25/02/2022 :: Ferma presa di posizione di Ordine e sindacato della Calabria dei giornalisti e di un gruppo di testate regionali contro le “querele temerarie”, interpretate come “un attacco e un tentativo di mettere il bavaglio alla libera stampa”. “È inutile girarci attorno – si afferma in un documento -. In Calabria c’è una strana idea della stampa libera: viene applaudita quando tocca ‘nemici’, secondo una classificazione tanto personale quanto sfuggente. Quando, invece, racconta interessi personali o di cordata, diventa un nemico da combattere o, meglio ancora, da abbattere. Gli strumenti a disposizione non mancano: diffide, che preludono ad atti di mediazione che aprono le porte a richieste di risarcimento che sfociano in querele, spesso temerarie. Gli esempi sono decine: agli imprenditori che, ritenendosi diffamati da un articolo di cronaca, arrivano a chiedere cifre a sei zeri si aggiungono coloro per i quali la richiesta di risarcimento diventa imponderabile. Politici feriti nell’orgoglio da una frase chiedono la cancellazione di un pezzo il giorno dopo la sua pubblicazione, pena una causa (milionaria anche quella?) che costringerà giornalista, direttore ed editore a girovagare, forse per anni, per le aule dei tribunali. L’elenco, in questo senso, sarebbe lunghissimo. Chiariamo: non si mette in dubbio il diritto di rivolgersi ad un giudice qualora ci si ritenga diffamati. Il punto è che il campionario che ogni redazione può esibire, mostra richieste tanto bizzarre da fare sorgere il dubbio che la vera questione sia un’altra, e cioè cercare di mettere il bavaglio alla stampa. Ci si muove nel terreno che segna la distanza tra la lesione della propria onorabilità e il tentativo di intimidire cronisti, editorialisti e testate. La sensazione, però, è che spesso si tenda a raggiungere il secondo obiettivo. Non ci stracceremo le vesti per questo e continueremo tutti a fare il nostro lavoro. A raccontare fatti, riportare opinioni, evidenziare le incongruenze di una regione in cui il ‘grigio’ si allarga sempre più. E ci difenderemo dalle richieste di risarcimento e dalle querele temerarie. Ciò che però non possiamo più fare è restare in silenzio davanti a metodi e numeri che fanno pensare ad un attacco vero e proprio alle prerogative della libera stampa. È tempo di rispondere a questa aggressione. Come? Per dirla con le parole del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, ‘dobbiamo garantire i giornalisti, che sono chiamati in tante cause civili con risarcimenti dei danni stratosferici, dalle azioni temerarie. E il giornalista, così, non può svolgere serenamente il proprio lavoro’. Il magistrato, già capo della Dda di Reggio, conosce bene la realtà calabrese. Nel suo intervento nel corso della tavola rotonda internazionale organizzata a Siracusa dall’associazione ‘Ossigeno per l’informazione’, ha proposto una soluzione. ‘Quali possono essere – ha affermato Cafiero de Raho – i modelli di garanzia? Quando viene chiesto il risarcimento, se la querela è temeraria, il soggetto che ha citato in giudizio il giornalista, nel caso in cui abbia torto, dovrebbe essere condannato al doppio del risarcimento del danno richiesto. Perché ‘l’informazione oggi è il cardine della democrazia. E non un accessorio da esibire a secondo della (propria) convenienza’”. Il documento é stato sottoscritto da Giuseppe Soluri e Andrea Musmeci, rispettivamente, presidenti dell’Ordine e del Sindacato dei giornalisti della Calabria; Michele Albanese, presidente dell’Unci Calabria; Arcangelo Badolati, giornalista e scrittore, e dalle testate Corriere della Calabria, Quotidiano del Sud, Zoom 24, La Nuova Calabria, I Calabresi, Catanzaroinforma, Calabria 7 e Il Crotonese. A questa iniziativa si unisce anche CalNews.

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