Il portale dell'informazione

Rende :: UniCal: Lo stato della riforma dei servizi idrici integrati. D.Lgs. 152/06.

239

RENDE :: 17/12/2008 :: Oggi, 17 Dicembre 2008, nell’aula DS3 del Dipartimento di Difesa del Suolo dell’Università della Calabria – Facoltà di Ingegneria si è svolto un convegno a tema:  Lo stato della riforma dei servizi idrici integrati. D.Lgs. 152/06. All’incontro, organizzato dal Dipartimento e patrocinato dall’Associazione Idrotecnica Italiana e dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cosenza, erano presenti il Prof.Ing.

Giuseppe Frega, ex rettore dell’Unical, decano degli ingegneri Idraulici d’Italia e attuale Direttore del Dipartimento oltre che presidente della sezione regionale dell’Associazione Idrotecnica Italiana, l’ing. Menotti Imbrogno, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cosenza, l’ing. Francesco Mauro, componente del Co.Vi.R.I.. L’ordine del giorno è stato affrontato dal prof. Ing. Roberto Passino, presidente del Co.Vi.R.I. e la conclusione è stata affidata all’ass. ai Lavori Pubblici della Regione Calabria, on. Luigi Incarnato.

 Co.Vi.R.I. è l’acronimo di Comitato per la Vigilanza sull’Uso delle Risorse Idriche e sul sito ( www.coviri.it ) si legge che “Tra i compiti fondamentali affidati al Comitato vi è quello di garantire l'osservanza dei principi della legge di riforma dei servizi idrici, con particolare riferimento all'efficienza, efficacia ed economicità del servizio, alla regolare determinazione ed al regolare adeguamento delle tariffe, nonché alla tutela degli interessi degli utenti. Al Comitato è attribuito il potere di proporre azione innanzi agli organi giurisdizionali competenti contro gli atti posti in essere dalla normativa vigente in materia di servizio idrico integrato, nonché di esercitare l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e di risarcimento dei danni a tutela dei diritti dell'utente.” In sostanza il comitato ha come sua “mission” principale la verifica della rispondenza fra le azioni poste in essere e gli obbiettivi della legge di riforma dei servizi idrici (36/94 altrimenti detta “Legge Galli”). A tal fine è costituito un comitato formato da 7 specialisti che si riuniscono periodicamente per valutare le condizioni dello stato del nostro servizio idrico.

I lavori sono stati introdotti dal prof. Frega che, dall’alto dell’esperienza che lo contraddistingue, ha chiarito i principali temi e stimolato il relatore a esplicitare, senza nulla nascondere, lo stato di degrado del nostro sistema idrico anche ricordando la grande capacità posseduta dai tecnici italiani a partire dai progenitori Romani.

Il prof. Passino non si è sottratto a questo spiacevole compito e, con grande eleganza e decisione, è entrato in profondità nella descrizione delle problematiche, toccando tutti i punti da lui ritenuti principali i per permettere una completa analisi dello stato di fatto e proporre soluzioni efficienti ed efficaci.

Una prima stoccata è stata riservata alla legge di riforma, secondo lui corretta nel modello scelto a riferimento ma errata nell’attribuzione della responsabilità dell’attuazione. Il modello, infatti, si basa su un concetto semplice che si può riassumere in poche parole: l’acqua è un bene pubblico e gratuito, ma per averla nelle case con elevati standard qualitativi e restituirla all’ambiente non inquinata, abbisogna di un servizio di captazione, potabilizzazione, distribuzione e depurazione la cui realizzazione e gestione ha un costo. Questo costo deve essere pagato da chi può permetterselo e da chi consuma di più. E’ stato commesso, però, l’errore di assegnare la responsabilità di attuare la riforma agli enti locali che, per convenienze di bottega e molto spesso anche per ignoranza, l’hanno svuotata di tutti i contenuti. Il professore parla di errore legislativo in quanto il parlamento che ha approvato la legge era ben cosciente del fatto che i sindaci (nella figura dell’A.N.C.I.) erano contrari a questa riforma, che li avrebbe “espropriati” della gestione del bene idrico, molto spesso, purtroppo, fonte di clientele. E’ convinto, inoltre, che come tutte le riforme, sarebbe dovuta essere gestita “dall’alto”, altrimenti l’attuazione “dal basso” devia quasi sempre dagli obbiettivi preposti, rendendola, di fatto, inefficace.

Esiste, infatti, nell’organizzazione legislativa un conflitto d’interesse fra l’organo di controllo, l’assemblea dei sindaci, che affida la gestione a società di cui gli stessi sindaci sono anche soci. Nelle convenzioni di affidamento, poi, non esistono parametri oggettivi di misurazione delle prestazioni, così come in tutto il resto d’Europa e, come se non bastasse, da un’indagine da loro fatta, risulta che il 75% degli affidamenti sono illegittimi e non possono muovere azioni dirette altrimenti comporterebbero la paralisi del servizio per tutti gli utenti. Un punto importante e qualificante del suo discorso ha riguardato la carenza di gestionale e di organizzazione della macchina amministrativa, ma anche tecnica, nel senso che all’interno degli organismi di gestione e controllo mancano figure con curricula di studio adeguati. La situazione viene aggravata dal fatto che l’atomizzazione della gestione in tante piccole aziende a carattere locale non consente che esistano figure professionali adeguate per la complessità dei problemi. Sembra di capire da ciò che dice il prof. Passino che spesso si parla di esperti che in realtà non lo sono, ne dal punto di vista degli studi ne tanto meno da quello dell’esperienza; tante volte, infatti, ci troviamo di fronte a persone brillanti che hanno fatto tanta esperienza ma che, aimè, non hanno la preparazione tecnica adeguata. Molto spesso, inoltre, si è perso di vista il fine ultimo, che è il soddisfacimento delle richieste dell’utenza a prezzo giusto per far spazio a fini intermedi quali l’assegnazione degli incarichi e l’assunzione di personale negli uffici.

Un’importante appello è stato, infine, rivolto alle istituzioni, perché non si limitino a pensare che il processo di completamento di un’opera sia limitato alla progettazione e alla realizzazione. Le opere, soprattutto quelle idrauliche, devono essere gestite bene, in quanto possono anche essere ben progettate e ottimamente realizzate ma se si è carenti nella gestione, tutti gli sforzi risultano vani.

L’investimento nelle infrastrutture idriche è importante e strategico e si stima che siano necessari circa 40 miliardi di € in 15 anni per arrivare all’efficientamento di tutte le strutture, dalla captazione alla depurazione. Esiste, però, un’ombra su questa prospettiva: la recente sentenza della Corte Costituzionale (15 Ottobre 2008) che ha decretato, giustamente, la restituzione da parte degli enti gestori della quota parte di tariffa versata per il servizio di depurazione ai cittadini che non hanno usufruito, negli anni, di questo servizio. In linea di principio è giusto ma ancora non si sa quanto dovrà essere restituito (anche dai comuni), come si farà a pagare e quanto peserà sugli investimenti.

Terminata l’illuminante relazione si è passato alle osservazioni e domande. Si sono avvicendati, fra gli altri, il sig. Giuseppe Menia, presidente dell’ATO 3 di Crotone, il prof. Giuseppe Mendicino e il prof.  Salvatore de Rosa, sempre dell’UNICAL, che hanno insistito sulla necessità di avere delle strutture che forniscano dati attendibili e infondano fiducia, ribaltando le passate abitudini.

L’ultima parola è stata data, come dovere, all’assessore ai Lavori Pubblici della Regione Calabria, on. Luigi Incarnato, che ha rivendicato i meriti della giunta Loiero, in particolare riguardo alla necessità di rimettere in moto la Regione dopo i disastri del passato. Ha fatto notare che l&rs
quo;80% dell’acqua prelevata è utilizzata a fini irrigui ed energetici e che solo il 20% a fini civili, quindi la Regione dovrà presto occuparsi proprio di quest’aspetto tenendo anche in debito conto i cambiamenti climatici che imporranno la costruzione di nuovi grandi invasi da utilizzare per scopi multipli.

L’on. Incarnato ha dichiarato che il prezzo dell’acqua dovrebbe, in qualche modo, salire in quanto è evidente che un metro cubo di acqua dell’acquedotto costa quanto una bottiglia da mezzo litro di acqua minerale determinando una paradossale situazione. L’aumento, comunque contenuto, del costo deve servire per migliorare la manutenzione e permettere l’ottima gestione delle risorse, che dovrà essere perseguita anche con la riduzione degli ATO in un unico soggetto regionale. A questo punto ha toccato l’argomento SoRiCal, dichiarando che si sta lavorando in sinergia per risolvere al meglio i problemi e favorire gli investimenti per il miglioramento del servizio.

L’assessore, inoltre, ha denunciato fortemente il fatto che nel 2000 gli impianti di depurazione, sulla carta, servivano al massimo 400 000 persone e il mare era pulito, ora, invece, che dovrebbero servire 2 500 000 persone, dopo gli interventi di potenziamento, il mare è inquinato.

 L’ultima questione ha riguardato il debito dei comuni nei confronti della regione per il pagamento dell’acqua: 450 milioni €. Per evitare il dissesto degli enti locali si è messo a punto un meccanismo di rientro dei debiti, senza interessi, in 10 anni, approvato dagli amministratori e dai componenti la giunta regionale.

 A questo punto il prof. Frega ha liberato i convenuti, salutandoli e augurandosi un miglioramento complessivo della situazione.

Giuseppe Maradei

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: