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Depurazione: dieci misure cautelari, indagato anche il sindaco di San Nicola Arcella.

Tra gli indagati anche il primo cittadino di San Nicola Arcella Barbara Mele. L’indagine è coordinata dal Procuratore della Repubblica di Paola.

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ALTO TIRRENO COSENTINO :: 20/07/2021 :: Nella mattinata odierna, i militari della Compagnia Carabinieri di Scalea, hanno dato esecuzione a 10 misure cautelari emesse dal GIP presso il Tribunale di Paola, dottoressa Rosa Maria Misiti. Tali misure hanno riguardato il sindaco di San Nicola Arcella Barbara Mele, 3 responsabili degli Uffici tecnici di comuni dell’Alto tirreno cosentino, vari imprenditori e un tecnico dell’Arpacal.

L’indagine coordinata dal Procuratore della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni ha ad oggetto una serie di illeciti riguardanti procedure ad evidenza pubblica nel settore della depurazione.

In particolare sono state ricostruite condotte collusive e fraudolente finalizzate ad avvantaggiare uno o più operatori economici con riguardo ad appalti e affidamento di servizi in diversi comuni dell’Alto Tirreno Cosentino, anche in violazione dei criteri di rotazione nell’affidamento di lavori e aggirando il dovere di effettuare indagini di mercato.

E’ emerso dalle indagini che taluni imprenditori hanno violato gli obblighi contrattuali assunti con   comuni della fascia tirrenica con riguardo ad appalti afferenti la gestione e la manutenzione dell’impianto di depurazione e degli impianti di sollevamento e hanno smaltito fanghi di depurazione senza adeguato trattamento presso terreni agricoli anziché mediante conferimento in discarica autorizzata, talora anche attraverso lo sversamento del refluo fognario in un collettore occulto 

In alcune circostanze sono state immesse nelle acque sostanze chimiche in assenza di un preciso dosaggio rapportato alle caratteristiche microbiche delle acque, con la finalità di occultare la carica batterica delle acque prima dei previsti controlli, la cui esecuzione veniva in anticipo e preventivamente comunicata al soggetto da controllare da parte di un tecnico dell’ARPACAL che, violando il segreto d’ufficio, concordava direttamente con i gestori degli impianti di depurazione le modalità di esecuzione dei controlli, oltre che la scelta del serbatoio da verificare,  così determinando una alterazione della genuinità delle analisi effettuate  

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