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Dalla Trincea :: Per una semplice ambulanza. Paradossi calabresi.

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di Francesco Cirillo

DALLA TRINCEA :: 21/12/2009 :: Stavo ascoltando la diretta streaming sulla manifestazione contro il ponte sullo stretto dalla mia trincea, quando ascolto una terribile notizia. L’ex sindaco di Badolato Franco Nisticò viene colpito da un infarto appena finisce il suo intervento dal palco in rappresentanza dei sindaci dello jonio.

Stroncato da un infarto mentre parla proprio dell’inutilità di quel ponte. Milioni di euro gettati e regalati alle mafie e ndranghete calabresi mentre in Calabria si muore di frane, di strade inutili e dissestate, di una sanità malata. Nisticò aveva detto questo. La variante 106 è un colabrodo, si muore in continuazione, ogni giorno. Ma si pensa al ponte. C’è una linea ferroviaria che ancora va a gasolio e su un binario unico che unisce Reggio Calabria a Taranto. Non ci sono mezzi di soccorso immediati quando avvengono incidenti stradali. E il paradosso sta proprio qui. Un paradosso calabrese. L’unica ambulanza che esisteva a Villa san Giovanni era andata in soccorso sull’autostrada per un grave incidente stradale. Per una grande manifestazione dove sarebbero giunti migliaia di persone non ce ne erano altre di ambulanze. E’ possibile che la prefettura, il Comune, la protezione civile non abbiano pensato a questo elementare servizio? Ma di digos, carabinieri e polizia in tenuta anti sommossa ve ne erano a centinaia e centinaia. Cosa si temeva da parte dei manifestanti? L’attacco al palazzo d’Inverno ? l’attacco ad inesistenti pilastri di cemento ? l’attacco a politici assenti con lancio di cosa? monetine, duomi di Milano o souvenir del ponte in cemento armato?  Poi arriva un ambulanza. E’ della stessa polizia ma al suo interno non vi sono le attrezzature mediche  necessarie per assistere un infartuato che ancora vivo vi viene caricato per giungere morto all’ospedale di Reggio Calabria. Franco Nisticò è morto da eroe. Sul campo di battaglia, lo stesso campo di battaglia che lo aveva sempre contraddistinto per trent’anni. A noi resta lo sgomento, la rabbia, l’indignazione per questa Calabria che non cambierà mai. Spengo la radio e rientro nella mia buca bagnata ed allagata, illuminata da una sola lampadina, mentre da fuori , ora , mi giunge solo il fragore di una pioggia torrenziale. Fa freddo qui. Molto freddo. Ma fuori è peggio, molto peggio!

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